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Cosa succede quando un brillante intervistatore come Courier incontra un atleta e personaggio imprevedibile come Daniil Medvedev? Lo spettacolo è assicurato. Quanto successo dopo la vittoria del tennista russo contro Nuno Borges agli ottavi degli Australian Open ne è la conferma, con una gustosa intervista in campo trasformatasi in un vero e proprio spettacolo, con tanto di lezione di tennis da parte di Medvedev.

È bastata una semplice domanda da parte dell’ex giocatore americano per scatenare il numero 3 del mondo. Courier ha invitato infatti Medvedev a mostrargli come si è sviluppato negli anni il suo gioco in risposta e come mai nei turni in cui è l’avversario al servizio, il russo si sposta così tanto indietro finendo quasi a ridosso dei teloni.

E il buon Daniil non se l’è fatto dire due volte: microfono alla mano si è spostato con il suo interlocutore a ridosso della linea di fondo e ha iniziato a spiegare la sua tattica. Tutto è iniziato dopo un match contro Tsonga che lo aveva messo in forte difficoltà con le sue bordate con il servizio: “La mia risposta da vicino (con i piedi nel campo, ndr), non credo sia così buona. Posso farcela certo, ma non è il massimo, potete chiedere di questo a Djokovic o a qualcun altro. Ho iniziato a rispondere da qui ad un certo punto… stavo giocando contro Jo-Wilfred Tsonga che stava servendo a 220 km/h“.

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Per trovare contromisure in caso di giocatori con un servizio potente ecco allora l’inevitabile indietreggiamento, in modo tale da avere più tempo per organizzarsi alla risposta: “Persi quella partita abbastanza facilmente e ho pensato che forse avrei dovuto fare qualcosa di diverso: quindi la prossima partita contro qualcuno che serviva alla grande sarei andato da qualche parte qui (Medevedev con Courier si è spostato più indietro). Poi giocando contro qualcuno con il servizio ancora più potente sarei andato qualche parte qui (ulteriore passo indietro, ndr)”.

Il pubblico ha assistito alla scena divertito, anche perché Medvedev ha iniziato a mimare colpi in risposta: “Ad un certo punto ho capito che potevo davvero giocare contro molti ragazzi così, perché… quando colpisco la palla non la colpisco, ma faccio un normale tiro in topspin”.

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Non sono però tutte rose e fiori visto che inevitabilmente il russo presta il fianco a palle corte e drop shot, con gli avversari pronti a trarre vantaggio dalla sua posizione così lontana dalla rete. Un rischio che Medvedev ha pagato a caro prezzo: “Lo porto sempre come esempio, ricordo Alcaraz a Indian Wells… ha uno dei migliori drop shot se non il migliore del gioco. Ha effettuato circa 10 drop shot vincenti contro di me nella finale di Indian Wells. Poi a Miami ho giocato contro i ragazzi e all’improvviso tutti hanno fatto drop shot contro di me”. Guai però a scherzare col fuoco:Però attenzione se il tuo drop shot non è perfetto, vincerò il torneo“.

In pratica dunque Daniil Medvedev ha spiegato come gli avversari possono batterlo, sfoderando palle corte precise e approfittando della sua posizione in campo. Nel caso però in cui venisse meno la precisione e allora sono guai per tutti, con il russo pronto ad approfittarne.

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