Storie Web venerdì, Febbraio 23
Notiziario

Asl e ospedali hanno fame di medici e infermieri ma invece di farli entrare dalla porta principale – quella dell’assunzione dopo regolare concorso – continuano ad aprirgli la porta sul retro e così rischiano di spendere di più impiegando personale di “passaggio” destinato spesso a coprire solo un pugno di turni in corsia per poi sparire. È il fenomeno dei medici e degli infermieri in “affitto” e cioè dei camici bianchi e degli operatori che lavorano con altri contratti come esterni: si tratta in particolare di tutta l’area del lavoro in somministrazione (i cosiddetti interinali) e del ricorso alle cooperative con l’ormai allarmante presenza dei medici “gettonisti” che per coprire un turno vengono pagati fino a 1500 euro lordi. Una deriva che negli ultimi anni è talmente cresciuta che oggi capita di trovare ospedali che comprano all’esterno il servizio chiavi in mani di un intero pronto soccorso o di un reparto di neonatologia.

Conto salato

Un fenomeno questo delle “esternalizzazioni selvagge” che alla fine presenta un conto piuttosto salato: nel 2021 in base ai dati sui bilanci delle Asl (Conti economici delle aziende del Ssn) elaborati dal sindacato Cimo Fesmed i medici e gli infermieri in affitto sono costati circa 435 milioni, con una crescita del 66% dal 2019. Un boom su cui sicuramente ha pesato anche lo scoppio dell’emergenza del Covid, ma che mostra la malattia di un Ssn che non riesce più ad assumere con le procedure ordinarie, ma deve ricorrere a queste scorciatoie spesso più costose.

Assunzioni nel Ssn cresciute ma poco rispetto ai bisogni

Se si guardano i dati dell’ultimo Conto annuale relativo al 2021 si scopre infatti che le assunzioni nel Servizio sanitario sono cresciute, ma troppo poco rispetto ai bisogni: i medici dal 2019 sono aumentati solo di 1165 unità (+1%), un po’ meglio l’area del comparto sanitario (infermieri&co) cresciuti in due anni di 14772 unità (+4,4 %). Sempre secondo le elaborazioni Cimo-Fesmed emerge che se nell’ultimo decennio è cresciuto il finanziamento complessivo alla Sanità non è successo altrettanto per la voce del costo del personale che se nel 2010 valeva il 32% della torta totale, nel 2021 è scesa a circa il 27 per cento.

Scorciatoia per evitare le complicazioni di un concorso

Ma perché spendere oltre 400 milioni per affittare medici e infermieri invece di assumerli? In certi casi gli “esterni” sono inevitabili perché sono l’unica soluzione d’urgenza per evitare di interrompere un servizio (si pensi a un pronto soccorso), ma nel tempo è diventata una scorciatoia per evitare le complicazioni di un concorso e della gestione del personale. E soprattutto così si può evitare la tagliola dell’attuale odiato tetto di spesa sul costo del personale (oggi non si può spendere per assumere più di quanto è stato speso nel 2004 diminuito dell’1,4%) visto che con l’appalto dei gettonisti il costo rientra nella voce della spesa per beni e servizi che infatti negli ultimi anni è esplosa. «Con i soli 430milioni spesi nel 2021 si sarebbero potuti assumere circa 5500 medici in grado di fare 25 milioni di prestazioni ambulatoriali utili per abbattere le liste d’attesa», avverte Guido Quici presidente Cimo Fesmed. Che mette nel mirino «innanzitutto il tetto di spesa sul personale che è diventato un alibi, ma anche il fatto che nella pratica pesa la maggiore facilità a chiamare le cooperative rispetto al mettere in piedi complicate e lunghe procedure concorsuali per assumere personale che poi va gestito per 30 anni».

A confermare lo spreco di risorse è anche Stefano Simonetti ex direttore amministrativo di Asl ed esperto di Sanità del Sole 24 ore:  «Un appalto di tre anni per garantire la guardia medica nei pronto soccorso di tre ospedali di media piccola grandezza ha avuto un costo di 4,4 milioni di euro: con questo importo di possono assumere 16 medici». Simonetti sottolinea come la scelta di ricorrere agli esterni è anche legata al fatto che «l’appalto, qualora fosse anche a parità di costo, elimina molti problemi gestionali, in quanto trasferisce sull’appaltatore tutti i rischi di impresa e cioè la gestione delle ferie, dei permessi, delle malattie, le relazioni sindacali e qualsiasi altro aspetto del rapporto di lavoro ordinario».

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