
È stato rinnovato l’Accordo collettivo nazionale 2022-2024 della medicina generale. Il definitivo via libera è arrivato oggi in Conferenza Stato–Regioni, dopo l’approvazione dell’ipotesi di accordo lo scorso 5 novembre in Sisac e il benestare della Corte dei conti. Per i 60mila medici di medicina generale – tra medici di famiglia, del territorio e continuità assistenziale (guardie mediche, 118) – il nuovo contratto prevede un aumento salariale medio del 5,78% per il triennio.
Gli aumenti e l’ingresso nelle Case di comunità
Il nuovo accordo collettivo nazionale giunto al traguardo mette in campo 300 milioni l’anno. Sul piano economico, ciò si traduce in incremento complessivo dei compensi vicino al 6%. Circa il 70% dell’aumento è destinato alle quote fisse capitarie e orarie, mentre il restante 30% confluisce in un fondo per le attività delle Aggregazioni funzionali territoriali (AFT), erogato ai medici in base al raggiungimento degli obiettivi. Le risorse eventualmente non utilizzate del fondo saranno reinvestite in ulteriori progettualità, così da evitare dispersioni e massimizzare l’impatto sull’assistenza territoriale. Il contratto segna inoltre un passaggio ulteriore verso l’integrazione del personale convenzionato nelle nuove Case di Comunità finanziate con il Pnrr – ne sono previste oltre mille da aprire entro giugno 2026 – , con adeguamenti in linea con il processo di inserimento della figura nell’organizzazione delle nuove strutture. La rapida conclusione della trattativa è stata resa possibile da una cornice negoziale snella, concentrata su adeguamento della parte economica e miglioramento di alcuni istituti contrattuali, adeguati anche alle intervenute variazioni normative.
Gli interventi normativi
Sotto il profilo normativo, l’accordo introduce correzioni mirate in attesa di una revisione organizzativa più ampia nel prossimo rinnovo. Tra le priorità, maggiore flessibilità per i medici neo-genitori e specifiche forme di supporto per i medici in formazione titolari di incarichi temporanei, per favorire ingresso e permanenza nella rete delle cure primarie. Attenzione anche ad una maggiore collaborazione tra le diverse branche con un richiamo alla responsabilità della prescrizione diretta degli esami e delle visite di controllo che devono essere appropriati da parte di tutti i medici coinvolti nel percorso, inclusi gli specialisti. “Ci eravamo ripromessi di chiudere rapidamente questo rinnovo e lo abbiamo fatto” ha dichiarato Marco Alparone, Presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità. “La priorità era dare una prima risposta ai tanti medici di prossimità che attendevano un adeguamento salariale, per poi concentrarci sugli aspetti di maggiore complessità nella tornata contrattuale 2025-2027, su cui siamo già al lavoro”. “Siamo consapevoli che i medici di famiglia rappresentano un punto di accesso fondamentale alla cura: da loro dipende il buon funzionamento e l’efficacia dell’intero sistema sanitario nazionale. Con l’intesa di oggi andiamo verso il riconoscimento di un modello multiprofessionale e multidisciplinare capace di rispondere ai nuovi bisogni di salute in coerenza con il nuovo assetto della sanità territoriale”, ha chiarito Alparone.