Storie Web mercoledì, Febbraio 28
Notiziario

Uno scudo penale per medici e infermieri fino al 31 dicembre 2024 che limiti la punibilità ai soli casi di colpa grave come accadde durante la pandemia. Lo chiedono i camici bianchi e tutto il mondo della Sanità per recuperare un po’ di serenità dopo lo tsunami del Covid e stavolta la politica li vuole accontentare: sono pronti gli emendamenti, dalla maggioranza e dall’opposizione, al decreto milleproroghe ora all’esame della camera che prevedono il ritorno dello scudo penale. La maggioranza proverà anche il blitz con un nuovo tentativo (è il sesto) per portare l’età pensionabile dei medici a 72 anni: qui l’approvazione è più difficile per la contrarietà della categoria e del Governo, ma potrebbe arrivare un compromesso.

Uno scudo penale di un anno per la carenza di personale

Se durante il Covid è stato varato uno scudo penale per evitare cause contro il personale sanitario alle prese con l’emergenza pandemica per cui non si conoscevano bene le terapie da usare ora quello stesso scudo penale proteggerà medici e infermieri dal rischio di azioni penali di fronte all’emergenza personale, causata da una cronica carenza di operatori e del mancato ammodernamento degli ospedali. Condizioni queste che rendono di fatto rischioso il lavoro di chi indossa un camice bianco. Ecco la motivazione della proroga (in realtà si tratta di un “differimento” ) dello scudo penale per tutto il 2024 che entrerà nel decreto milleproroghe ora all’esame della Camera dove venerdì 19 scade il termine per presentare le modifiche. In particolare un emendamento della maggioranza (primi firmatari Francesco Ciancitto e Luciano Ciocchetti di Fratelli d’Italia) prevede «la limitazione della punibilità ai soli casi di colpa grave» per tutti quei fatti « commessi nell’esercizio di una professione sanitaria, in considerazione della contingente situazione di grave carenza di personale»

Si lavora alla riforma della colpa medica

Questa misura dovrebbe essere transitoria e valere per un anno, ma dovrebbe fornire la traccia per scrivere una riforma definitiva della colpa medica. Lo scudo penale «continua ad applicarsi fino al 31 dicembre 2024» prevede l’emendamento della maggioranza, il tempo necessario per varare una riforma generale della colpa medica e che pende come una spada di Damocle sulla testa dei camici bianchi contro i quali ogni anno vengono intentate oltre 35mila cause che però nel 97% dei casi si risolvono in un nulla di fatto. Alla riforma della colpa medica (disciplinata dalla legge 24/2017) sta lavorando infatti anche una commissione di giuristi istituita dal ministro della Giustizia Carlo Nordio che dovrebbe completare il suo lavoro il prossimo aprile. In ogni caso resterà sempre possibile per il paziente danneggiato chiedere il ristoro economico dei danni subiti in sede civile.

La categoria favorevole allo scudo, ma chiede una riforma

Positive le reazioni della categoria dei medici alla reintroduzione dello scudo penale: dai sindacati fino all’Ordine dei medici. L’ultima in ordine di tempo è quella di Fadoi, la federazione degli internisti ospedalieri: «Non possiamo che applaudire la decisione di inserire nel decreto milleproroghe uno scudo penale che ponga freno alle cause temerarie. Quelle che da un lato generano uno spreco quantificato in 13 miliardi di euro tra medicina difensiva e costi assicurativi e che dall’altro sono uno dei fattori che spingono quasi il 40% dei medici a lasciare il pubblico e uno su dieci a cambiare mestiere, come documentato da una nostra recente indagine», avverte il presidente di Fadoi Francesco Dentali. Che in vista della futura riforma suggerisce tre interventi: l’obbligo di assicurazione per le Asl che ancora nel 50% dei casi si affidano alla autotutela, confidando su accantonamenti di bilancio risultati essere troppe volte insufficienti a fronteggiare le richieste di risarcimento; il rafforzamento dell’istituto della conciliazione e infine la previsione di sanzioni anche per chi si avventura in cause temerarie.

Le ipotesi per allungare l’età pensionabile fino a 72 anni

Quella dello scudo penale non è però l’unica partita che si sta giocando per la Sanità nel milleproroghe. La maggioranza anche se il Governo è scettico sta infatti ripresentando per l’ennesima volta – già cinque i tentativi in Parlamento – la possibilità per i medici su base volontaria di restare in servizio fino ai 72 anni (oggi al massimo la proroga concessa dalle Asl è ai 70 anni). Una misura giustificata appunto dalla carenza di personale in corsia, ma che i sindacati dei medici vedono come fumo negli occhi perché giudicata una misura «ad personam» per un migliaio di medici (soprattutto primari). Ci sono due ipotesi in campo che si dovrebbero concretizzare in altrettanti emendamenti: la prima prevede una estensione dell’età pensionabile a 72 anni senza paletti, la seconda invece – che troverebbe il consenso dei sindacati – prevede la possibilità di poter lavorare di più, ma solo se i medici si occuperanno di tutoraggio dei più giovani e di attività assistenziale ma senza poter conservare i loro incarichi dirigenziali (come quello di primario).

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