Storie Web venerdì, Gennaio 2
Mattarella, gli 80 anni della Repubblica e il messaggio ai giovani: “Scegliete il futuro”

L’undicesimo discorso da Presidente della Repubblica per Sergio Mattarella inizia dalla pace: “La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace.Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte.La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio.” E ricorda anche le parole di Papa Leone XIV che ha “richiamato alla necessità di disarmare le parole”.Invita tutti a rimuovere un senso “fatalistico” di impotenza rispetto a ciò che accade.

Ma il cuore del discorso è dedicato agli 80 anni della nostra Repubblica: “Ottant’anni sono pochi se guardati con gli occhi della grande storia ma sono stati decenni di alto significato.”

Un viaggio che  ha come “primo fotogramma le donne” e ricorda che “ il segno dell’unità di popolo, infatti, fu simbolicamente impresso dal voto delle donne, per la prima volta chiamate finalmente alle urne. Quel segno diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità” e ricorda che “la Costituzione italiana, che ha ispirato e guidato il Paese per tutti questi decenni. La Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia”.

E ripercorrendo gli anni che vanno dalla scelta del 1946 ad oggi entrano temi attuali anche oggi come sanità, casa, il lavoro, la previdenza, l’informazione con la RAI servizio pubblico, garanzia di pluralismo.

E poi : “ Le stragi. Il terrorismo. Ricordiamo i volti e i nomi delle vittime. Magistrati, giornalisti, uomini delle istituzioni, esponenti delle forze dell’ordine. E poi tanti, troppi giovani che cadono per mano di ideologie che fanno della violenza il loro unico strumento. Verrà definita la notte della Repubblica.Ma l’Italia prevale. Le istituzioni si dimostrano più forti del terrore. E lo sono grazie all’unità delle forze politiche e sociali, capaci di difendere i principi fondativi della Repubblica.”

E ancora “Due volti che non possiamo dimenticare: quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli della legalità e della lunga lotta contro la mafia. Protagonisti anche dopo il loro assassinio: il loro esempio continua a ispirare – non soltanto in Italia – le nuove generazioni e tutti coloro che non si rassegnano alla prepotenza della criminalità. Anni di tensioni, di grandi mutamenti che ci hanno accompagnato nel passaggio al nuovo secolo. Al nuovo millennio. I cambiamenti sono profondi: dal linguaggio, agli stili di vita, alla moneta.”

Parla anche di lacune e contraddizioni ma “l’Italia della Repubblica è una storia di successo nel mondo. Possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi.Possiamo perché questa storia è frutto del sacrificio, dell’impegno, della partecipazione di tante generazioni di italiane e italiani. Ognuno ha messo la sua tessera in quel mosaico. In ogni casa, in ogni famiglia c’è una storia da raccontare”.

Chiede, il Presidente di “riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato è la premessa per poter guardare al futuro con fiducia e con rinnovato impegno comune. La consapevolezza di questa storia può conferirci forza per affrontare con serenità le sfide e le insidie del nostro tempo.Vecchie e nuove povertà – che ci sono e vanno contrastate con urgenza – diseguaglianze, ingiustizie, comportamenti che feriscono il bene collettivo come corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali: crepe che rischiano di compromettere proprio quella coesione sociale che consideriamo un bene prezioso di cui disponiamo”. 

Richiama tutti all’impegno : “La Repubblica è un bene per cui siamo chiamati a impegnarci, ognuno secondo il suo livello di responsabilità, senza che nessuno possa sentirsi esentato. Perché la Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi”.

E ha chiuso guardando al futuro, ai giovani Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”.

 

 

 

 

La nostra vera forza, la coesione sociale nella libertà e democrazia, ci ha consentito di fare dell’Italia il grande Paese che è oggi. Le legittime dialettiche tra le varie posizioni hanno contribuito a concrete realizzazioni che hanno cambiato in meglio la vita delle persone. Diritti e doveri sono diventati progressivamente fatti e non sono rimasti astratte affermazioni. 

Riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato è la premessa per poter guardare al futuro con fiducia e con rinnovato impegno comune. La consapevolezza di questa storia può conferirci forza per affrontare con serenità le sfide e le insidie del nostro tempo.

Vecchie e nuove povertà – che ci sono e vanno contrastate con urgenza – diseguaglianze, ingiustizie, comportamenti che feriscono il bene collettivo come corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali: crepe che rischiano di compromettere proprio quella coesione sociale che consideriamo un bene prezioso di cui disponiamo. 

Un bene che, tuttavia, non è mai acquisito definitivamente. Un bene per cui siamo chiamati a impegnarci, ognuno secondo il suo livello di responsabilità, senza che nessuno possa sentirsi esentato. Perché la Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi.

Abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi, accresciuti dall’incertezza del contesto internazionale che attraversiamo. Entriamo, inoltre, oggi, in un tempo in cui tutto diventa globale e interdipendente, dall’economia, all’ambiente, al clima, alle rivoluzioni tecnologiche che investono le nostre vite, ai rischi delle pandemie, alle reti del terrorismo integralista. 

Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia.

Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi, particolarmente, ai più giovani. 

Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. 

Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. 

Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna.

Auguri!

Buon 2026!

 

Condividere.
Exit mobile version