
«Le garanzie di autonomia e indipendenza della magistratura sono indiscutibili, proprio perché funzionali ad assicurare che le decisioni siano adottate secondo diritto e non in base a ragioni esterne dovute a condizionamenti, pregiudizi, influenze o per il timore di ritorsioni o critiche. Per rendere effettiva tale indipendenza la Costituzione ha scelto il modello del governo autonomo della magistratura». Dice così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando al Quirinale i magistrati ordinari in tirocinio. La magistratura italiana, secondo il Capo dello Stato, «ha contribuito all’attuazione dei principi costituzionali». Allo stesso tempo «ha vissuto un’ampia evoluzione nello svolgimento dei compiti che l’architettura costituzionale le ha attribuito. Il percorso svolto fino a oggi è utile per comprendere il ruolo della magistratura e gli ambiti entro i quali si deve svolgere la funzione assegnatale dalla Costituzione, nell’esercizio della giurisdizione attraverso l’interpretazione e l’applicazione rispettosa e imparziale della legge».
Costituzione si fonda su separazione poteri
La nostra Carta fondamentale «al pari delle altre costituzioni europee nate nel secondo novecento, all’indomani dei devastanti conflitti mondiali e delle esperienze drammatiche delle dittature, si fonda sui principi della democrazia liberale basata sulla separazione tra i poteri. Essa persegue, infatti, il duplice obiettivo di bilanciare i poteri dello Stato e di garantire i diritti inviolabili e le libertà fondamentali di ciascuno». Il concetto è esplicitato a chiare lettere da Mattarella. «In questo quadro costituzionale, alla magistratura viene affidato un compito cruciale: applicare la legge e tutelare i diritti della persona. È un’attività complessa che richiede maturità, profonda conoscenza delle fonti giuridiche e assoluta imparzialità nell’interpretazione».
Applicare legge non mero automatismo
«L’interpretazione e l’applicazione della legge comportano un compito impegnativo dovendo il giudice fare riferimento all’intero ordinamento giuridico, al rispetto della Costituzione e delle fonti internazionali, tenendo anche conto dei precedenti giurisprudenziali». Per il presidente della Repubblica «l’applicazione della legge non consente mero automatismo ma rappresenta l’esito di una doverosa attività di ponderazione e valutazione di cui deve farsi carico il magistrato, sia giudicante che requirente».
Decisioni giudici sottoposte a controlli come ogni istituzione
Inoltre, aggiunge il Capo dello Stato, «la decisione giudiziaria, una volta assunta, nel nostro Stato di diritto non è una verità assoluta ma è sottoposta a verifiche e controlli – come richiesto dalla Costituzione per qualunque attività istituzionale – così da assicurarne la conformità all’ordinamento».