Storie Web lunedì, Aprile 13

«Il mercato pubblicitario tiene nonostante la guerra, ma se il conflitto dovesse protrarsi la crescita attesa rallenterebbe al +5,1% nel 2026, con una perdita superiore ai 150 milioni di euro e impatti più pesanti nel 2027. Più contenuto l’effetto in caso di una rapida risoluzione: in questo scenario il mercato manterrebbe una crescita intorno al +6,5%, recuperando nella seconda parte dell’anno gli investimenti rinviati. Resta comunque una situazione difficile da delineare, in un contesto contraddistinto da marcata volatilità e con condizioni che cambiano repentinamente in poche ore». Sono le parole di Massimo Beduschi, ceo & chairman di Wpp Media in Italia, realtà leader sul territorio nazionale, che traccia il quadro degli investimenti pubblicitari nel nostro Paese alla luce delle tensioni geopolitiche e delle trasformazioni in atto nel mercato.

Beduschi, quanto sta pesando il fattore guerra sulle scelte degli investitori?

Sta pesando soprattutto in termini di incertezza. Il meccanismo è ormai noto: aumento dei costi energetici, pressione inflattiva e riduzione del potere d’acquisto. Questo non blocca gli investimenti, ma li rende più cauti, più selettivi e spesso più tattici. Soprattutto in quest’ultimo mese notiamo segnali di rallentamento, in particolare sui mezzi più tradizionali.

Quindi non c’è una frenata generalizzata?

No, non siamo di fronte a un blocco e per questo voglio restare ottimista. Il mercato pubblicitario si sta dimostrando ancora una volta più resiliente rispetto all’economia reale. La crescita rallenta, ma resta positiva anche negli scenari più complessi. La variabile chiave è la durata del conflitto. Se la crisi si risolve in poche settimane, l’impatto resta marginale e recuperabile. Se invece si prolunga per mesi, l’effetto si amplifica e diventa strutturale, soprattutto sull’anno successivo.

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