Storie Web venerdì, Gennaio 16
“Masha”, giovane iraniana in Italia: «Siamo soli mentre il massacro continua»

Mentre in Iran continua la repressione, all’estero le voci di chi ha da tempo lasciato il Paese cercano di farsi spazio nei social e nelle chat di gruppo. Ci provano soprattutto i giovani, come Mahsa (nome non suo, ma scelto in memoria di Masha Amini, uccisa nel 2022 a Teheran dalla polizia religiosa, ndr).

Masha vive in Italia da diversi anni, ci è venuta per motivi di studio e poi si è fermata, perché tornare in Iran sarebbe troppo pericoloso. Ci racconta che nei giorni scorsi il regime ha aperto il confine con l’Iraq per far entrare con i pullman gruppi di unità di mobilitazione popolare irachena, che, con armi automatiche e mitragliatrici, terrorizzano gli abitanti. E ci racconta anche il tristissimo capitolo della restituzione dei corpi dei manifestanti uccisi: il regime chiede cifre spaventosamente alte che la maggior parte delle famiglie non può pagare. In tal caso, viene proposta una seconda opzione: firmare che il familiare ucciso faceva parte delle forze dell’ordine, le Guardie della rivoluzione, in modo da conteggiarlo tra i morti del governo, martiri del regime.

Il suo messaggio è una supplica mite e quasi disperata, per non far scendere l’oblio sulle troppe vite spezzate dalle purghe e dalle vendette del regime, per chiedere un sussulto e aiuto al mondo, mentre le notizie e le immagini dai luoghi del terrore filtrano a fatica. Ecco la sua accorata testimonianza.

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