Storie Web domenica, Gennaio 18
Manovra, transizione 5.0 prolungato ma con bonus più bassi. Ecco il nuovo elenco dei beni agevolabili

Il piano Transizione 5.0 viene prolungato fino a settembre 2028, ma in forma ridimensionata. È il compromesso che emerge dall’emendamento del governo al disegno di legge di bilancio depositato in commissione Bilancio del Senato. Contemporaneamente, viene inserito direttamente in manovra (attraverso la riformulazione di emendamenti di Forza Italia, Lega e M5S approvata giovedì 18 in commissione) il nuovo elenco di beni strumentali acquistabili con l’agevolazione. Si tratta dell’aggiornamento dei vecchi allegati A e B della manovra 2017, che lanciò il piano Industria 4.0. Due liste lunghissime (qui pubblicate), tra beni materiali e immateriali, dalle quali sono comunque esclusi personal computer, notebook, tablet, stampanti, scanner e periferiche di ufficio.

L’iperammortamento, che nel testo uscito dal consiglio dei ministri si riferiva a investimenti effettuati dal 1° al 31 dicembre 2026, sarà in vigore fino al 30 settembre 2028. Ma viene depennata la supermaggiorazione che era stata prevista per investimenti finalizzati alla transizione ecologica. Di conseguenza, la maggiorazione del costo d’acquisto dei beni strumentali, ai fini delle imposte sui redditi, sarà per qualsiasi tipo di spesa del 180% fino a 2,5 milioni di euro, del 100% oltre 2,5 milioni e fino a 10 e del 50% oltre 10 milioni e fino a 50 milioni di euro. Stop, dunque, alle supermaggiorazioni che, per investimenti green, sarebbero state rispettivamente del 220%, del 140% e del 90%. L’emendamento, poi, contiene un’altra novità in chiave restrittiva, cioè la clausola che limita la platea dei beni che si possono acquistare con l’iperammortamento a quelli prodotti nella Ue o in uno Stato dell’Accordo sullo spazio economico europeo.

Quanto all’entrata in vigore dell’agevolazione, sarà inevitabilmente posticipata rispetto al 1° gennaio 2026 perché ci sarà comunque bisogno di un decreto attuativo. Nonostante le attese della vigilia, infatti, l’emendamento non cancella la previsione di un decreto del ministero delle Imprese e del made in Italy, di concerto con l’Economia, da adottare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge, con cui dovranno essere definite la procedura di accesso al beneficio e le modalità di trasmissione delle comunicazioni e delle certificazioni . A ogni modo, l’eliminazione della supermaggiorazione per gli investimenti green fa automaticamente cadere l’ipotesi di ricorrere ad autocertificazioni sul conseguimento dei risparmi energetici, che non sono più un requisito per ottenere il beneficio.

«Abbiamo mantenuto gli impegni con le imprese», ha commentato ieri il ministro per le Imprese e il made in Italy, Adolfo Urso. In realtà, per quanto riguarda il ripescaggio di tutte le imprese che erano rimaste fuori dai crediti di imposta di Transizione 4.0 se da quelli di Transizione 5.0 per esaurimento dei fondi, l’emendamento del governo lascia ancora dei dubbi da chiarire. Perché lo stanziamento previsto, a valere sui fondi riprogrammati del Pnrr, è di 1,3 miliardi di euro ma la norma fa esplicitamente riferimento solo al programma Transizione 4.o. Oltretutto, secondo alcune stime, l’importo dei progetti che hanno sforato i due plafond (2,2 miliardi di euro per il 4.0 e 2,5 miliardi per il 5.0), sarebbero superiore a 1,8 miliardi di euro, sebbene vada in tenuto in conto che una parte degli investimenti potrebbe non essere ultimata entro il termine utile per accedere all’agevolazione, cioè il 31 dicembre 2025. La situazione, dunque, non appare ancora definita con chiarezza, anche perché nel frattempo non sono stati comunicati dati su quante imprese hanno esercitato l’opzione tra i due differenti crediti d’imposta.

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