Storie Web lunedì, Ottobre 5

“Anossia” ovvero mancanza di ossigeno e sarebbero rimasti in acqua oltre il limite si sicurezza che le bombole avrebbero loro garantito. È stata l’assenza totale di ossigeno a uccidere i cinque sub italiani morti il 14 maggio in una grotta sommersa dell’atollo di Vaavu, alle Maldive.

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A provocare la morte dei cinque sub italiani sarebbe stato l’esaurimento dell’aria nelle bombole, mentre il gruppo si trovava a circa 60 metri di profondità. Lo ha stabilito la consulenza disposta dalla Procura di Busto Arsizio, che indaga sulla morte di Monica Montefalcone, della figlia Giorgia Sommacal, di Muriel Oddenino, di Federico Gualtieri e della guida subacquea Gianluca Benedetti.

Oltre al medico legale Luca Tajana e alla tossicologa Cristiana Stramesi, entrambi dell’Università di Pavia, ha partecipato alla consulenza anche Luciano Ditri, specialista in medicina sportiva e subacquea.

A lui spetta il compito di contestualizzare gli esiti degli accertamenti, ma ogni conclusione definitiva è rinviata al confronto con i risultati delle analisi sul materiale recuperato. Per tutti la causa della morte è stata l’anossia, ossia la totale mancanza di ossigeno. I sub si sarebbero trovati nell’impossibilità di respirare mentre si trovavano a circa 60 metri di profondità, oltre il tempo consentito dall’autonomia delle bombole.

Sui motivi che li hanno portati a perdere minuti preziosi, al momento, si possono formulare soltanto ipotesi.

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