Pressioni commerciali di seconda generazione. Ancora non si è trovato il modo per contrastare il vecchio mal di budget ed ecco che arrivano nuove forme di pressing sulle reti di vendita delle banche. La denuncia è nelle prime pagine della piattaforma messa a punto dalle cinque sigle sindacali (Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin) in vista della negoziazione con Abi per il nuovo contratto collettivo.

Algoritmi chiusi e opachi

«Algoritmi di estrazione e gestione di dati riferiti all’attività di lavoro opachi e “chiusi”, i cui criteri di costruzione rimangono sconosciuti e inaccessibili alle lavoratrici e ai lavoratori». È uno dei passaggi più interessanti del documento per capire quanto sta accadendo nelle filiali bancarie.

L’obiettivo, legittimo, è l’efficienza, il taglio dei costi e il perseguimento del profitto; attraverso quali strumenti? Una «misurazione scientifica delle performance individuali» e a un «ossessivo controllo di gestione, grazie a valutazioni comparatistiche basate sull’estrazione di dati e indicatori di produttività». Forse i mezzi sono meno legittimi. Basterebbe ricordare la recente enciclica del Papa, Magnifica Humanitas, sull’intelligenza artificiale.

Privacy e salute

Più semplicemente i rappresentanti dei lavoratori bancari (in Italia sono 260mila) mettono in fila le problematiche che emergono dall’utilizzo di questi nuovi strumenti. «Con tali strumenti di pressione commerciale di seconda generazione è messa a rischio, oltre alla privacy anche e soprattutto la coesione sociale nel mondo del lavoro», si legge nel documento. La violazione della privacy non è cosa da poco. E poi ci sono i danni alla salute: lo stress da lavoro correlato è fenomeno ormai noto in relazione al mal di budget. Stavolta però si va oltre.

È rilevato proprio «un abbandono emotivo (cosiddetto “quite quitting”), che si traduce immancabilmente in disaffezione, in senso di estraneità rispetto ad obiettivi aziendali, perseguiti con politiche sempre più aggressive».

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