
Vale 3,7 miliardi l’operazione riciclo dei regali di Natale, già iniziata: lo stima una ricerca del Centro Studi di Confcooperative, secondo la quale un italiano su due è pronto a smistare altrove i pacchetti non graditi. Una “contro spesa” che vede all’opera una quantità di italiani riciclatori seriali: sarebbero 28 milioni.
Il valore
I regali indesiderati, siano di Natale o messi da parte durante l’anno, segnano una tendenza che va consolidandosi sempre di più negli ultimi anni. Nonostante l’aumento delle tredicesime che è stato costante (45,7 miliardi del 2022, 49 nel 2024, 51,3 nel 2024 e 52,5 nel 2025), questa partita rappresenta una vera e propria “contro spesa”, che vale un risparmio di 3,7 miliardi, 300 milioni più dell’anno scorso e 400 più del Natale pre pandemia.
Un segnale, anche – secondo gli autori – del fatto che si è sempre più portati a spendere per se stessi che non per gli altri. La ricerca spasmodica del risparmio, determinata dall’incertezza e dal caro vita che erode i risparmi e il potere di acquisto per una fetta notevole di italiani, oltre talvolta all’egoismo e altre ancora alla necessità, portano a proteggere la loro spesa personale. Ne esce il ritratto di un’Italia del malcontento, dove si indebolisce il ceto medio e gli italiani in povertà sono circa 10 milioni.
Le vie del riciclo
Il riciclo ha forme e modalità diverse. Cinque su 10 ricicleranno i doni (ricevuti in queste festività o che conservano durante l’anno per utilizzarli al momento opportuno): sono al 55% donne e al 45% uomini. Ci sono addirittura quelli che guadagnano dalla vendita del regalo ricevuto attraverso la vendita sulle piattaforme online e sui social network: accade per tre riciclatori su 10 (58% uomini, 42% donne), gli altri scambieranno i doni ricevuti nei negozi di acquisto per trasformarli in buoni da spendere o prendere altri oggetti da regalare a loro volta (60% donne 40% uomini).
Tra i regali riciclati in pole position i generi alimentari per il 50% (vini, spumanti, salumi, formaggi, grappe, amari, panettoni, pandori, cioccolato, torroni, miele, e confetture); seguono al 21% sciarpe, guanti, cappelli, calzini, pelletteria, cosmetici e creme; per il 20% libri e agende e con un quota del 9% giocattoli.