
Gli oneri dei dazi “si sono distribuiti tra più Paesi, inclusa la Cina, le cui imprese hanno dovuto ridurre i prezzi di vendita per ampliare l’accesso a mercati alternativi” afferma il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta nel suo intervento all’Assiom Forex. Cio non toglie, precisa l’inquilino di Palazzo Koch, che l’introduzione di tariffe maggiorate, lo scorso anno, da parte dell’amministrazione Trump finora si è ritorto contro l’economia Usa ma non ha frenato il commercio internazionale.
“In base alle stime disponibili, l’onere dei dazi sarebbe finora ricaduto soprattutto sull’economia statunitense” ha detto Panetta – “gli esportatori stranieri ne avrebbero sostenuto una quota limitata, stimata attorno al 10 per cento”.
“Nel complesso, la ricomposizione geografica degli scambi ha attenuato l’impatto delle misure doganali sui volumi commerciali” ma “ciò non significa che i dazi siano privi di costi. Essi hanno accresciuto la complessità delle catene globali del valore, con effetti sui costi di produzione, sui tempi di approvvigionamento e sulla trasparenza degli scambi”.