Storie Web giovedì, Marzo 26

L’Ocse ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil italiano per quest’anno e il prossimo. Nell’Economic Outlook intermedio (interim report, quello completo sarà pubblicato successivamente), l’istituzione di Parigi, dopo il +0,5% del 2025, stima per il nostro Paese una crescita del Pil dello 0,4% nel 2026 (contro il +0,6% dell’Economic Outlook pubblicato lo scorso dicembre) e dello 0,6% nel 2027, dal +0,7% di dicembre.

«Mentre l’espansione fiscale in Germania sosterrà la crescita, soprattutto nel 2027, una politica fiscale più restrittiva costituirà un ostacolo in Italia e in Francia», scrive l’Ocse. L’istituzione di Parigi, inoltre, segnala un aumento dell’inflazione in Italia, iniziato già prima del conflitto in Medio Oriente: «L’inflazione complessiva è rimasta sostanzialmente stabile nelle economie avanzate e in quelle emergenti prima del conflitto in Medio Oriente. Ciononostante, l’andamento ha registrato differenze tra i vari Paesi. Infatti, già prima dell’escalation, si osservavano segnali di un aumento in Italia, India, Indonesia e Sudafrica rispetto ai precedenti livelli moderati». Infatti, guardando ai numeri, dopo l’1,6% del 2025, l’inflazione in Italia è attesa in rialzo al 2,4% nel 2026 (contro l’1,7% stimato a dicembre) e all’1,8% nel 2027 (invariato). Previsto in aumento anche il dato “core”, con un 2,6% quest’anno (da 1,9% stimato a dicembre) e un 1,9% nel 2027 (da 1,8%), dopo l’1,9% del 2025. Per quanto riguarda l’andamento dei rendimenti dei titoli di Stato, l’Ocse segnala che quelli a dieci anni «sono aumentati nelle principali economie avanzate e nei mercati emergenti. Ciò è avvenuto in particolare in Messico, Sudafrica e Turchia, ma anche in Italia, Canada, Francia, Spagna e Regno Unito».

La crescita globale tiene, tuttavia, secondo l’Ocse, ci sono «significativi rischi al ribasso legati al fatto che le persistenti interruzioni delle esportazioni dal Medio Oriente possano far aumentare i prezzi dell’energia oltre i livelli previsti, aggravare la carenza di materie prime fondamentali, alimentare l’inflazione e ridurre la crescita». Nell’Economic Outlook intermedio l’istituzione di Parigi ha segnalato che «l’impennata dei prezzi dell’energia e l’imprevedibilità dell’evoluzione del conflitto in Medio Oriente determineranno un aumento dei costi e un calo della domanda, controbilanciando i fattori favorevoli derivanti dai consistenti investimenti e dalla produzione nel settore tecnologico, dalla riduzione dei dazi effettivi e dallo slancio accumulato nel 2025». Alla luce di un possibile shock energetico, secondo l’Ocse «le banche centrali devono rimanere vigili e garantire che le aspettative di inflazione rimangano ben ancorate. Potrebbero rendersi necessari adeguamenti della politica monetaria qualora le pressioni sui prezzi si estendessero o le prospettive di crescita si indebolissero in modo sostanziale».

Guardando ai numeri, il Pil globale è atteso al +2,9% nel 2026 (confermato rispetto all’Economic Outlook di dicembre) e al +3% nel 2027 (da +3,1%), livelli comunque più bassi rispetto al +3,3% del 2025. Nei Paesi del G20, dopo il +3,3% del 2025, la crescita è vista a +3% quest’anno (da +2,9% a dicembre) e a +3% il prossimo (da +3,1%). L’inflazione nei Paesi del G20, dopo il 3,4% del 2025, è attesa al 4% quest’anno (da 2,8%) e al 2,7% il prossimo (da 2,5%). Tuttavia, segnala l’Ocse, «l’aggiornamento preliminare delle stime, che teneva i conto dei dati raccolti fino a febbraio, suggeriva che la crescita globale 2026 avrebbe potuto essere rivista al rialzo dello 0,3%, ma questo scenario è stato interamente annullato dall’impatto dell’escalation in Medio Oriente». Allo stesso modo, «l’aumento dell’inflazione sarebbe stato solo modesto, mentre tenendo conto del conflitto è stata necessaria una sostanziale revisione al rialzo».

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