Storie Web giovedì, Marzo 26

Complice la guerra all’Iran, l’economia mondiale rallenta – ma quella italiana fa peggio delle altre e le prospettive per i prossimi mesi si fanno più incerte. 

L’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi, ritocca verso il basso le stime di crescita del nostro prodotto interno lordo. Secondo l’ultimo rapporto, l’Italia crescerà solo dello 0,4% nel 2026, con un taglio di 0,2 punti rispetto a quanto previsto a dicembre. 
Le cose non sembrano destinate a migliorare molto nel 2027, quando la crescita dovrebbe attestarsi allo 0,6%, anche in questo caso con una sforbiciata dello 0,1% rispetto alle stime precedenti.

L’Eurozona dovrebbe crescere dello 0,8% quest’anno, per poi risalire all’1,2% nel 2027, un risultato spinto in parte dall’aumento delle spese per la Difesa. A livello mondiale, la crescita rallenterà al 2,9% nel 2026

A livello europeo, l’Ocse salva la Spagna. Secondo le nuove stime, il PIL spagnolo crescerà del 2,1% nel 2026, solo un decimo in meno rispetto alle previsioni di dicembre. Madrid si conferma fra le economie più dinamiche del G20, seconda solo all’Australia.

A pesare sono le tensioni internazionali e in particolare l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran
La guerra ha provocato la paralisi dei trasporti nello stretto di Hormuz e una fiammata dei prezzi dell’energia, con il greggio e il gas naturale liquefatto che costano sempre di più. L’impatto si fa sentire direttamente sulle tasche delle famiglie e sui bilanci delle imprese. Non è un caso che l’Ocse abbia rivisto al rialzo anche i dati sull’inflazione: per il 2026 si prevede un aumento dei prezzi del 2,7%, cioè 0,7 punti in più rispetto alle stime di fine anno scorso.
 

 

Pil, Crescita economica (Ansa)

Il mondo va male, l’Italia va peggio

 

La situazione italiana si inserisce in un contesto europeo e globale complicato, ma le debolezze strutturali della nostra economia ci presentano ora il conto. L’Italia è tra le economie più esposte allo shock energetico, per la dipendenza da importazioni di gas e petrolio, per il peso dell’energia su famiglie e imprese industriali, più in generale per un modello economico fragile, poco innovativo, poco competitivo e poco interconnesso, appesantito dalla scarsa efficienza dell’apparato statale e da un altissimo debito pubblico.

L’economista dell’Ocse Asa Johansson spiega che l’unico vero paracadute per l’Italia resta il Pnrr, senza il quale i numeri sarebbero ancora più preoccupanti.

Le preoccupazioni dell’organizzazione di Parigi sulla situazione italiana trovano conferma nei dati diffusi dall’Istat sulla fiducia di chi compra e di chi produce. A marzo 2026, l’indice della fiducia dei consumatori è crollato, passando da 97,4 a 92,6. La gente ha meno speranza nel futuro economico del Paese e sente il peso della situazione attuale. Anche le imprese mostrano segnali di stanchezza, pur con un calo più contenuto rispetto a quello dei cittadini.

Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Il Partito democratico, attraverso Maria Cecilia Guerra e Francesco Boccia, attacca il governo Meloni. Secondo l’opposizione, l’esecutivo ignora i ritardi del Paese, limitandosi a interventi temporanei e poco efficaci come quelli sulle bollette e sui carburanti. Il Pd chiede che la premier e il ministro dell’Economia riferiscano in Parlamento per spiegare come intendano rilanciare gli investimenti e difendere il potere d’acquisto dei cittadini.

 

stima della crescita di povertà energetica in Italia

stima della crescita di povertà energetica in Italia (pixabay)

Il rischio e le contromisure: energie rinnovabili ed efficienza

 

In questo scenario, l’Ocse invita le banche centrali a non abbassare la guardia. 
La presidente della Bce Christine Lagarde avverte che lo shock energetico causato dalla guerra all’Iran potrebbe essere molto più pesante di quanto percepito finora. Il rischio è che i mercati siano troppo ottimisti e che il ritorno alla “normalità” richieda molto tempo. 

Il suggerimento che arriva da Parigi è chiaro: bisogna puntare con decisione sulle energie rinnovabili e migliorare l’efficienza energetica per essere meno esposti alle crisi geopolitiche e alle oscillazioni dei prezzi dei combustibili fossili.

Sede dell’OCSE a Parigi (Getty)

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