
Ben prima della parigina chic, della manualistica un po’ farlocca ma parecchio accattivante intrisa della retorica del fare come, in anticipo su una idea formulaica dello stile come piano studiato a tavolino e dunque riproducibile su chiunque, Brigitte Bardot, appena scomparsa, ha epitomizzato il francesismo più libero e dirompente, la femminilità che crea se stessa, a dispetto della pellicola che la lanciò, nella quale è Dio a creare la femmina.
Dai piedi scalzi ai gonnelloni strizzati in vita, dalle magliette a righe marinare ai pantaloni capri con le ballerine, dalle camicie annodate sotto il seno ai capelli selvaggi alla chincaglieria hippie, i segni che ha lasciato, imitati ovunque in un momento storico di grande fermento e di radicale riscrittura del ruolo della donna nella società, e della sua rappresentazione, sono durevoli. Hanno attraversato le generazioni, diventando a tutti gli effetti classici.
BB ha inventato uno stile, e che poi questo abbia fatto moda è altro discorso. Non si è mai associata in modo dichiarato ad alcun créateur, ma ha messo a punto la propria personale ricetta con infinita spontaneità, partendo da elementi molto semplici, legando il tutto, però, con la sua verve imbronciata, con i suoi modi seduttivamente sfidanti. Lo stile BB ha fatto e fa scuola. Come i veri classici, ritorna periodicamente – basti pensare a Claudia Schiffer bardottizzata negli anni Novanta dalla magica coppia Ellen Von Unwerth-Carlyne Cerf – ma l’energia della personalità che ci stava dentro scompare con lei.