Storie Web venerdì, Aprile 3

Ciò che era stato anticipato mesi fa è ora ufficiale: l’Italia è stata formalmente deferita all’Assemblea degli Stati Membri della Corte Penale Internazionale (CPI). Non si tratta di un semplice richiamo tecnico o di una sanzione pecuniaria, ma di un atto politico dal forte peso diplomatico che mette in discussione l’affidabilità internazionale del Paese. L’accusa è di aver violato gli obblighi previsti dallo Statuto di Roma, il trattato fondativo della Corte che paradossalmente porta il nome della capitale italiana, non avendo proceduto all’arresto né alla consegna del generale libico Osama Njeem Almasri mentre si trovava sul territorio nazionale.

La vicenda risale al 19 gennaio 2025, quando Almasri fu fermato a Torino. Nonostante il mandato di cattura internazionale pendente per torture e omicidi nel carcere libico di Mitiga, l’uomo fu scarcerato e rimpatriato in Libia appena due giorni dopo con un volo di Stato. Il governo giustificò inizialmente l’operazione sostenendo l’assenza di una richiesta formale di estradizione, versione poi smentita dai documenti della CPI, e successivamente appellandosi a superiori “interessi dello Stato”. Paradossalmente, dopo il suo ritorno in Libia, sono state le stesse autorità di Tripoli a trarre in arresto il generale per i crimini commessi.

Le conseguenze diplomatiche di questa decisione si concretizzeranno il primo aprile, data in cui un rappresentante italiano è stato convocato presso l’ufficio di presidenza dell’Assemblea degli Stati Membri per chiarire la posizione di Roma e fornire garanzie sulla gestione di casi analoghi in futuro. Parallelamente al fronte internazionale, la vicenda sta scuotendo anche la magistratura interna: la Procura di Roma ha infatti formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del Guardasigilli Carlo Nordio, accusata di aver fornito false informazioni ai magistrati che indagavano sul caso.

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