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L’India presenta la legge di bilancio puntando su manifattura, semiconduttori e difesa

Dal nostro corrispondente

NEW DELHI – Il governo indiano domenica mattina ha presentato in Parlamento una legge di bilancio che punta a coniugare le tipiche priorità dei governi guidati dal primo ministro Narendra Modi e la necessità di adattarsi a un ordine mondiale che negli ultimi 12 mesi è stato stravolto dalle politiche del presidente americano Donald Trump. Il risultato è un budget che, anche a costo di rallentare il processo di consolidamento fiscale, punta su infrastrutture e difesa, cercando nel contempo di creare le condizioni per rendere più competitivo il settore manifatturiero, con un’attenzione particolare a settori strategici come i semiconduttori e la lavorazione dei minerali critici. I mercati, complice la mancanza di grandi riforme e l’innalzamento di due imposte sulle transazioni finanziarie, hanno reagito con freddezza.

Nel corso di un discorso durato 90 minuti la ministra delle Finanze Nirmala Sitharaman ha descritto «un contesto in cui commercio e multilateralismo sono minacciati e l’accesso alle risorse e alle catene di fornitura è discontinuo» e ha indicato sette settori prioritari: farmaceutica, semiconduttori, magneti di terre rare, prodotti chimici, beni strumentali, tessile e, curiosamente, prodotti per lo sport. Il governo investirà 4,3 miliardi di dollari per promuovere il settore della componentistica elettronica e 1,1 miliardi, nell’arco di cinque anni, per la ricerca biofarmaceutica.

Alle prese con le tariffe punitive del 50% decise dall’amministrazione Trump, l’economia indiana si trova di fronte alla necessità di dar slancio a un settore manifatturiero che – dopo anni in cui gli incentivi del governo hanno funzionato solo limitatamente ad alcuni settori, come l’assemblaggio di smartphone nel sud del Paese – rimane sottodimensionato rispetto alle sue potenzialità. Con milioni di giovani che ogni anno entrano a far parte del bacino potenziale dei lavoratori, la manifattura indiana continua a generare meno del 20% del Pil, ben lontana dal 25% che il governo si è dato come obiettivo.

Nonostante un marcato rallentamento degli investimenti diretti dall’estero, nell’anno fiscale che si concluderà il prossimo 31 marzo l’India dovrebbe crescere del 7,4 per cento. Secondo le stime contenute nell’Economic survey pubblicata la scorsa settimana dal governo, l’esercizio 2026-27 registrerà un rallentamento al 6,8-7,2 per cento. Il consenso degli analisti è per un più modesto 6,6 per cento. Sotto il profilo fiscale, New Delhi punta a un deficit del 4,3% e a un rapporto debito/Pil del 55,6 per cento.

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