Storie Web mercoledì, Aprile 1

L’ipotesi dell’uscita degli Stati Uniti dalla Nato avanzata da Donald Trump, se fosse confermata, non avrebbe conseguenze catastrofiche e “l’Alleanza sopravvivrebbe”. È il parere del generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica e della Difesa italiana, per il quale si porrebbe comunque un problema, che “non sarebbe economico né di una nuova struttura di comando. Ciò che invece mancherebbe sono alcuni elementi chiave che altri Paesi non hanno, se non con il supporto americano”.

Deterrente nucleare

Secondo il generale “il punto di domanda gigantesco è il deterrente nucleare, di cui si avvalgono solo Gran Bretagna e Francia. Anche il sistema di sorveglianza satellitare è essenzialmente fornito dagli Usa mentre noi italiani abbiamo l’ottimo ’Cosmo Skymed’ che non è comunque a livello americano. Di sicuro serviranno nuovi investimenti per la necessità di dover aumentare le capacità operative. Inoltre la difesa antimissile americana, a differenza di quella europea, è molto potente e sarebbe il caso di fare qualche investimento anche in Ue”.

Il rischio geopolitico

Camporini sostiene che, se gli europei concordassero poi di portare avanti la struttura così com’è, “non cambierebbe nulla e saremmo inquadrati in un’Alleanza comunque transatlantica, di cui fa parte anche il Canada. Certo il rischio geopolitico di essere più esposti aumenterebbe perché le capacità diminuirebbero, ma non si annichilirebbero”. E le basi italiane di cui ora si avvalgono gli Stati Uniti? “Potrebbero essere utilizzate da altri Paesi europei, qualora avessero bisogno di disponibilità per schierare gli assetti, ad esempio potrebbero essere utilizzate dai francesi se decidessero di dare un contributo maggiore alla sorveglianza del Mediterraneo, schierando una squadriglia per il pattugliamento marittimo”.

L’Italia dovrebbe investire di più

L’ex capo di Stato Maggiore della Difesa specifica anche che, “secondo le leggi in vigore oggi negli Usa, la decisione di uscire dalla Nato avrebbe bisogno di una maggioranza dei due terzi del Senato: attualmente non ci sono i numeri, ma Trump potrebbe infischiarsene. Lo ha già dimostrato. In ogni caso un ritiro degli americani comporterebbe ovviamente un riarrangiamento diplomatico degli accordi in vigore, ma i tempi non sarebbero epocali”. E i programmi di investimento nelle varie Difese che sono in atto, “se vengono realizzati, sarebbero sufficienti. Certo l’Italia dovrebbe investire di più rispetto ad oggi, ma se mantiene la promessa data sull’aumento delle spese militari dovremmo farcela”.

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