Storie Web domenica, Aprile 5

A eccezione dell’eolico offshore, il resto delle energie rinnovabili se la passa abbastanza bene negli Usa. Il Big beautiful bill, il pacchetto fiscale di Trump del luglio 2025, ha solo in parte abolito l’Inflaction reduction act (Ira) con cui Biden aveva spinto le rinnovabili. Eliminate le incertezze sul settore, gli investitori hanno rifatto i calcoli e si sono riposizionati sulle energie pulite che venivano da anni di prezzi depressi. L’indice S&P global clean energy guadagna su un anno il 59% contro il 32,5% sullo stesso periodo di S&P global 1200 energy (fonti fossili) e il 20,4% di S&P global Bmi che copre tutto il mondo.

Il Big beautiful bill

Nell’estate scorsa dunque c’è stato il momento chiave per i titoli delle energie rinnovabili negli Usa. «Uno dei momenti di svolta è stato la definizione del cosiddetto “Big beautiful bill”, che ha chiarito le regole d’ingaggio e l’entità della riduzione dei sussidi – evidenzia Luca Moro, direttore investimenti del fondo SpesX di Fiee Sgr –. Prima di questo provvedimento, il mercato scontava scenari catastrofici a causa dell’incertezza sulle intenzioni di Trump di smantellare l’Ira di Biden». E aggiunge: «Sebbene Trump abbia ridotto gli incentivi, la chiarezza dei dati fornita dal nuovo framework ha permesso agli investitori di aggiornare i propri modelli e tornare a investire nella filiera produttiva americana, poiché la realtà si è rivelata meno negativa delle previsioni peggiori». Tanto rumore per nulla. «Sebbene siano state apportate alcune modifiche sfavorevoli all’Ira, come il blocco dei nuovi progetti eolici offshore, alla fine queste si sono rivelate molto meno gravose del previsto», conferma Hannes Loacker, gestore azionario mercati sviluppati, Raiffeisen Capital Management.

Gli energivori data center

C’è poi la richiesta di energia da parte dei sempre più voraci data center. «Il boom dell’intelligenza artificiale, sempre più evidente e trainato dai nuovi data center, sta incrementando in modo sostanziale la domanda di energia elettrica negli Usa – dice Loacker –. Ciò comporta molteplici vantaggi: nuovi contratti di progetto per le aziende del settore delle energie rinnovabili e la possibilità di negoziare accordi di acquisto di energia a lungo termine molto più vantaggiosi grazie all’aumento dei prezzi dell’elettricità». Dello stesso parere Moro che sottolinea un altro punto in relazione al Vecchio continente. «In Europa, la rete di trasmissione e distribuzione ha in media più di 40 anni e necessita non solo di un ammodernamento, ma di un potenziamento strutturale». Effetti? «Questo cambio di passo trasformerà radicalmente il profilo economico delle società che gestiscono le reti come Terna, National Grid o E.ON. Considerate società da cassettista con crescite modeste, diventeranno realtà ad alta crescita poiché i Governi dovranno aumentare i ritorni garantiti per permettere a questi operatori di raccogliere i capitali necessari per investimenti di tale portata».

Medio Oriente e conseguenze

Infine i conflitti in corso. «Dal punto di vista geopolitico, il conflitto in Medio Oriente introduce volatilità nel breve termine, influenzando i prezzi delle materie prime e il sentiment di mercato – afferma Sanaa Hakim, co-portfolio manager di Robeco Smart Energy –. Tuttavia, il quadro di lungo periodo resta invariato: la necessità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e di rafforzare la sicurezza energetica continua a sostenere il tema dell’elettrificazione. In questo contesto, emergono opportunità legate a soluzioni energetiche “intelligenti”, resilienza delle reti e accesso all’energia». E aggiunge: «Sul piano settoriale, eventuali tensioni prolungate potrebbero pesare temporaneamente sui titoli asiatici, in particolare sud coreani, a causa dei timori sull’approvvigionamento energetico».

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