Storie Web venerdì, Febbraio 23
Notiziario

L’ex calciatore parte dalla sconfitta della Juve in casa contro l’Udinese e argomenta la riflessione che ha un doppio valore: “Ma se il calcio è semplice, possiamo vedere una partita del genere? Le scuse sono finite”.

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“Le scuse sono finite”. Daniele Adani ce l’ha con Massimiliano Allegri e non solo. Nel video commento che condivide sui social dopo la sconfitta (0-1) della Juventus in casa contro l’Udinese traccia una linea spartiacque lasciando a “padre tempo” il compito di svelare la verità rispetto a chi, anche nel mondo della comunicazione “fa finta di non capire”.

Un punto in tre partite, il tonfo coi friulani è ancora più fragoroso perché mette (o quasi) la parola fine sulla possibilità di competere per lo scudetto. Lo stesso tecnico sembra aver ammainato la bandiera dimensionando gli obiettivi stagionali al ritorno in Champions. Un orizzonte oggettivamente limitato per un club che quest’anno non aveva nemmeno le Coppe a prosciugare energie e non è stato in grado di reggere il passo dei nerazzurri al netto di un parco calciatori che permetteva (e permette) ben altre ambizioni. Com’è possibile?

Adani è sintetico nella riflessione, la argomenta in pochi punti lasciando che a parlare siano i fatti, quel che si vede, ciò che è tangibile e non frutto d’interpretazioni personali. Il nocciolo della questione non è esclusivamente l’incapacità dell’attuale allenatore bianconero nel dare un gioco e un’identità differenti alla squadra nonostante abbia a disposizione una rosa di livello.

Allegri ascolta Adani mentre lo demolisce prima di andare in diretta: la sua reazione fuorionda

No. Adani elenca i nomi di alcuni dei calciatori più rappresentativi della ‘vecchia signora’ e lo fa per sottolineare il ragionamento emerso nel corso della recente Domenica Sportiva quando, dopo il successo della squadra di Inzaghi nello scontro diretto, Pecci e Collovati sostenevano che la rosa dell’Inter fosse nettamente superiore a quella della Juve.

“Non sono d’accordo”, disse e spiegò perché sviscerando gli investimenti fatti dai bianconeri in questi anni (da Matthijs de Ligt a Vlahovic pagato 90 milioni”) e li mise a confronto con quelli dei nerazzurri e la politica dei parametri zero. “C’è un lavoro e c’è un percorso”, affermò marcando una differenza netta tra i due allenatori.

Rabiot, Locatelli, Yildiz, Milik, Chiesa, Cambiaso che è da Real Madrid… – è l’incipit del video di Adani -. Stavo facendo due conti anche sul valore delle rose, perché ultimamente dobbiamo fare i contabili, i commercialisti… solo che settimana scorsa qualcheduno ha fatto finta di non capire”. Non fa i nomi ma non occorre la sfera di cristallo per capire che il riferimento è ai colleghi opinionisti della Rai con i quali ha dibattuto una settimana fa mentre Allegri lo ascoltava fuori-onda non senza mostrare insofferenza a microfoni spenti.

“Dopo quello che è accaduto stasera (ieri, ndr) si pongono il dubbio se uno ha ragione o meno… Ma un giusto non chiede ragione. Un giusto, soprattutto nel mestiere della comunicazione, per avere giustizia l’unica cosa che chiede è partire dalla verità. Dalla verità poi cominciamo a dibattere”.

L’ultima parte della clip è dedicata più direttamente ad Allegri, da cui prende in prestito l’espressione sul “calcio che è una cosa semplice” e la usa a mo’ di spazzaneve per fare spazio alla verità dei fatti.

“Oppure com’era il calcio? Semplice? Ma se è semplice, possiamo vedere una partita del genere? Se è così semplice… perché le scuse sono finite. Le scuse sono finite. Responsabilità, comunicazione corretta, autocritica, analisi profonde, giuste, perché l’Udinese non aveva Bierhoff, Alexis Sanchez, Marcio Amoroso… non aveva questi calciatori. La verità è una: che padre tempo, come sempre, opera in silenzio”.

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