Storie Web giovedì, Agosto 6

E intesa fu. Sulla nuova legge elettorale il centrodestra ha trovato l’accordo: sì alle preferenze care a Fdi e Noi Moderati, con l’aggiunta dell’alternanza di genere voluta dalle parlamentari, in primis di Forza Italia. Dopo il pranzo di ieri a Via della Scrofa con gli sherpa, è toccato ai leader incontrarsi: l’ultimo vertice prima della pausa estiva tra Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi ha ratificato la pace sullo Stabilicum, fatto il punto sui provvedimenti in scadenza e fissato le priorità per la ripresa e la navigazione di fine legislatura. Una su tutte: serrare i ranghi in vista della legge di bilancio.

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Il mini-compromesso sulla riforma elettorale

Il compromesso raggiunto ieri sulla legge elettorale – la riunione tecnica è durata circa un’ora e mezza – prevede in sostanza il recepimento dell’emendamento Fdi-Nm bocciato il 14 luglio per un solo voto di scarto nel segreto dell’urna: sulla falsariga del modello toscano, dunque, nei listini per l’elezione dei parlamentari nella parte proporzionale ci sarà un capolista bloccato sulla scheda e altri sei nomi scritti, con massimo tre preferenze che l’elettore potrà esprimere con le crocette (almeno una su tre dovrà essere di genere diverso).

Il secondo nome in lista di genere diverso

La novità è che l’alternanza di genere dovrà riguardare anche i capilista nel senso che il secondo nome in lista dovrà essere di genere diverso, mentre la versione originaria dell’emendamento imponeva l’alternanza solo a partire dalla terza persona candidata.

La regola del 60/40 solo per i listini per il premio

È prevista la regola del 60/40 (60% come tetto per il genere sovrarappresentato) solo negli altri listini bloccati, quelli circoscrizionali presentati ai fini del premio di maggioranza per i 70 seggi alla Camera e i 35 al Senato da attribuire alla coalizione che dovesse maggiormente superare il 42% dei voti. E resta l’obbligo introdotto alla Camera, per i i candidati nei listini legati al premio, di essere anche capilista nei listini del proporzionale.

Riesaminata e scartata l’ipotesi ballottaggio

Durante la discussione è stata riesaminata l’ipotesi del ballottaggio nel caso in cui nessuno raggiunga il 42% come norma di chiusura per evitare il rischio di ritorno al proporzionale della Prima Repubblica, ipotesi caldeggiata dagli esperti “riformisti” non contrari a un sistema con premio come Stefano Ceccanti, Francesco Clementi e Roberto D’Alimonte. Ma è stata, di nuovo, scartata. Complicato, secondo i parlamentari presenti – tra cui per Fdi Giovanni Donzelli e Angelo Rossi, per Fi Roberto Rosso, Alessandro Battilocchio e Stefano Benigni, per la Lega il ministro Roberto Calderoli e Andrea Paganella, e per Nm Alessandro Colucci – introdurla senza incorrere in «esiti paradossali» a rischio di incostituzionalità.

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