Storie Web domenica, Aprile 21
Notiziario

A chi compete educare finanziariamente gli italiani? Il Ddl Capitali, che all’articolo 21 introduce l’insegnamento dell’educazione finanziaria a scuola, deve ancora andare definitivamente in porto in terza lettura nei due rami del Parlamento e già si riaccende il dibattito sui soggetti titolati a proporre iniziative di Edufin dentro e fuori i plessi scolastici.

A riportare l’attenzione sul tema dalle pagine del Sole 24 Ore è stato in settimana Donato Masciandaro, che da quando è stato nominato nell’agosto scorso direttore del Comitato Nazionale per l’Educazione Finanziaria, non perde occasione per ricordare che occorre in primis definire i soggetti che possono produrre iniziative di educazione finanziaria. C’è un problema di qualità di quello che viene offerto agli utenti e, in particolare, del potenziale conflitto di interessi di “educatori” che sono al contempo venditori di strumenti finanziari.

Eppure le associazioni degli operatori finanziari nel corso delle audizioni parlamentari, negli scorsi mesi hanno sottolineato in coro il loro canale privilegiato per veicolare a tutti i ceti sociali conoscenze e competenze in ambito finanziario, offrendo la propria collaborazione e la massima disponibilità (anche economica) per contribuire attivamente alla formazione dei docenti, anche affiancandoli in aula per lo svolgimento delle lezioni di educazione finanziaria direttamente con gli studenti.

Una disponibilità accolta con favore dalla politica che con un emendamento ha inserito in corsa il riferimento alle associazioni maggiormente rappresentative degli operatori tra i soggetti che il ministero deve interpellare, insieme alle authority finanziarie, prima di definire le linee guida per l’insegnamento dell’educazione finanziaria a scuola. Una sorta di istituzionalizzazione dei rappresentanti dell’industria finanziaria.

Per Masciandaro gli operatori privati possono pure essere estremamente vitali nell’assumere il ruolo di produttori di iniziative di educazione finanziaria, purché i loro comportamenti siano ispirati a due principi: la trasparenza e l’assenza di conflitti di interesse. In questo ambito, un ruolo cruciale può essere svolto da un’agenzia pubblica indipendente che certifichi la qualità delle iniziative educative, assicurando l’aderenza a detti principi.

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