Storie Web venerdì, Febbraio 23
Notiziario

Il leader del Movimento 5 Stelle è stato audito ieri dal giurì d’onore istituito alla Camera su sua richiesta dopo le frasi di Giorgia Meloni sul Mes, ritenute ingiuriose da parte di Giuseppe Conte: oggi è il turno della presidente del Consiglio.

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Prima Giuseppe Conte, poi Giorgia Meloni. Oggi è il turno della presidente del Consiglio, che dovrà presentarsi davanti al giurì d’onore istituito alla Camera dei deputati su richiesta del leader del Movimento 5 Stelle, dopo le frasi pronunciate in Aula sul Mes: l’accusa è aver denigrato l’ex premier. Conte si è presentato ieri davanti alla commissione speciale – presieduta dal forzista e vicepresidente della Camera Giorgio Mulè e composta da deputati di tutti gli altri gruppi fuorché quelli dei due parlamentari coinvolti, perciò non ci sono rappresentati di Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle – ma l’audizione si è tenuta a porte chiuse.

Secondo alcuni presenti, però, Conte si sarebbe presentato con centinaia di pagine di documenti alla mano. Tutto per provare la sua tesi: “Ritengo che il giurì d’onore sia un istituto parlamentare di salvaguardia in ipotesi estreme, come affermazioni false e menzognere che oggettivamente offendono l’onore e la reputazione non solo mia personale, ma anche del governo rispetto a tutta l’attività di confronto trasparente e puntuale fatta con il Parlamento – ha detto il leader grillino in piazza a Montecitorio, dopo aver concluso l’audizione – Voglio giustizia“. E ancora: “Non si crei un precedente – ha insistito Conte – che non sia consentito a nessun parlamentare di poter venire in Parlamento a ribaltare la realtà dei fatti“.

Conte fa riferimento all’intervento di Meloni in Aula, risalente al 12 dicembre. La presidente del Consiglio era alla Camera in vista del Consiglio europeo – che verteva su tutt’altro – quando il dibattito si è concentrato nuovamente sul Mes. La premier ha attaccato i governi precedenti, soprattutto quello guidato da Conte nella sua seconda esperienza a Palazzo Chigi, accusandolo di aver agito “con il favore delle tenebre” e tirando fuori un fax per dimostrare la sua tesi (peraltro mentendo sulla data).

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Alle 12 di oggi, presso la biblioteca del presidente alla Camera, toccherà a Giorgia Meloni difendersi davanti al giurì d’onore. Poi la commissione speciale avrà tre settimane per concludere i lavori e presentare una relazione al Parlamento: la data ultima è fissata al 9 febbraio, ma il non è previsto che il giurì proponga o commini sanzioni. Le conclusioni verranno sottoposte all’Aula della Camera, che ne prenderà atto e poi potrà decidere di applicare dei provvedimenti.

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