A 45 anni, Kent nonostante le controversie ha un passato di rispetto negli ambienti repubblicani: ex candidato al Congresso ed ex agente della Cia, è anche un veterano delle forze speciali e della guerra in Iraq. E cita proprio quel conflitto per dar voce al suo dissenso. «In qualità di veterano inviato 11 volte in combattimento e di marito che ha perso l’amata moglie Shannon…. non posso sostenere l’invio della nostra prossima generazione a combattere e morire in una guerra che non ha alcun beneficio per il popolo americano, nè che giustifica un costo pagato in vite americane». La moglie era un’esperta crittologa militare, uccisa in Siria nel 2019 da un attentatore suicida, morte che Kent ha attribuito alle resistenze dell’apparato governativo a ritirare i soldati come allora era stato programmato da Trump, al suo primo mandato presidenziale.
Nell’amministrazione oggi Kent era uno stretto consigliere di Tulsi Gabbard, la direttrice nazionale dell’intelligence, a sua volta fautrice di una politica estera meno aggressiva. Altri scettici degli interventi sul palcoscenico internazionale non mancano e comprendono il vice presidente JD Vance, «meno entusiasta» sull’attacco all’Iran per ammissione dello stesso Trump.
Per l’opposizione democratica, la rottura di Kent è diventata occasione non per sostenerlo ma per attaccare con maggior forza la guerra e le motivazioni addotte da Trump. Il senatore Mark Warner, esponente senior della Commissione Intelligence, ha riassunto così la posizione:
«Il passato di Joe Kent è profondamente inquietante e a mio avviso non dovrebbe mai essere statoi confermato alla guida del Centro nazionale antitetrrorismo. Sono in forte disaccordo con molte delle posizioni che ha avuto negli anni, anzitutto quella che rischiano di politicizzare l’intelligence. Ma su questo punto ha ragione: non esistono prove credibili di una minaccia dall’Iran che giustifichi la decisione di far precipitare gli Stati Uniti in una nuova guerra per scelta in Medio Oriente, Ignorare i fatti per perseguire un conflitto predeterminato mette a rischio vite americane e minaccia la nostra sicurezza nazionale. Gli Stati Uniti non possono essere guidati in un conflitto sulla base di ragioni politiche, di impulsi o del desiderio di scontro di un presidente. Sappiamo già dove conduce questa strada».
Trump, nel difendere la correttezza della sua decisione bellica, ha da parte sua ancora una volta rivolto i suoi strali anzitutto agli alleati Nato, denunciando il loro mancato supporto alla guerra. «Non abbiamo avuto alcun sostegno dalla Nato», che lo ha «deluso» e ha compiuto uno «errore molto sciocco». Ha però aggiunto: «Abbiamo avuto un tale successo militare che non abbiamo bisogno nè desideriamo la loro assistenza, nè quella di Giappone, Australia o Corea del Sud».
