Storie Web domenica, Gennaio 18
L’aumento di tre mesi dell’età pensionabile dal 2028 penalizza i bassi redditi: dovranno lavorare più a lungo

Si allungano di più i tempi per la pensione per i lavoratori con basse retribuzioni. L’aumento dei requisiti pensionistici previsto dal Governo con la legge di Bilancio – l’incremento di 1 mese dell’età o dei contributi dal 2027 e di ulteriori 2 mesi aggiuntivi dal 2028 – avrà ricadute più pesanti sui cosiddetti working poor. Ad essere penalizzate sono quelle retribuzioni che non riescono a raggiungere una piena copertura contributiva annuale, spesso frutto di rapporti discontinui, stagionali e part-time involontari che coinvolgono in prevalenza donne e giovani: un’analisi della Cgil evidenzia che subiranno le conseguenze peggiori dell’aumento automatico dei requisiti legato all’aspettativa di vita.

 Penalizzati i circa 6 milioni di lavoratori poveri che non maturano il minimale contributivo

La platea penalizzata è quella dei lavoratori con retribuzioni inferiori ai 15mila euro annui, che rappresentano circa un terzo del totale dei dipendenti del settore privato, intorno a 6,1 milioni di persone (34,6%): sono lavoratrici e lavoratori che non riescono a raggiungere una piena copertura contributiva annuale, con impatti diretti sul diritto futuro alla pensione. In particolare, le due fasce più basse (fino a 9.999 euro annui di retribuzione) includono oltre 4,1 milioni di lavoratori che oltre a non raggiungere la soglia necessaria a una vita lavorativa dignitosa, spesso non maturano neanche i 12 mesi utili ai fini dell’anzianità contributiva, poiché i periodi di lavoro non coprono l’intero anno.

L’Osservatorio previdenza della Cgil fa delle simulazioni sull’impatto della misura contenuta nell’articolo 43 del Ddl legge di Bilancio all’esame del Senato partendo dal “minimale contributivo”, ovvero il livello minimo di retribuzione/contributi che deve essere raggiunto affinché un anno di lavoro possa essere considerato “utile” ai fini pensionistici. Ebbene, secondo le regole aggiornate per il 2025, il limite di retribuzione per garantire l’accredito contributivo obbligatorio e figurativo è fissato al 40% del trattamento minimo (603,40 euro): ciò significa che, per essere considerato valido come anno contributivo, la retribuzione settimanale lorda deve essere almeno di 241,36 euro, pari — su base annua — a circa 12.551 euro.

Vale a dire che un lavoratore deve percepire almeno questo “minimale retributivo” nei singoli periodi di riferimento (settimane, anni) affinché il periodo venga riconosciuto dal punto di vista previdenziale. Per chi ha salari bassi, lavori discontinui, part-time o rapporti brevi, il rischio è che anche lavorando per un intero anno, la contribuzione potrebbe non essere sufficiente, rendendo vana la somma dei mesi lavorati.

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