Storie Web venerdì, Giugno 5

La guida nepalese Dawa Sherpa è stata ritrovata viva giovedì sull’Everest, quasi una settimana dopo la sua scomparsa durante la discesa dalla montagna più alta del mondo. Le immagini mostrano il momento in cui il cinquantaduenne viene soccorso e trasportato in elicottero a Kathmandu.

Dawa stava accompagnando un alpinista polacco quando i due si sono separati tra il Campo III e il Campo IV, a quote superiori ai 7.000 metri. L’alpinista è rientrato al Campo Base, mentre della guida nepalese si sono perse le tracce.

Secondo il racconto dello scalatore britannico Chris Thrall, uno degli ultimi a vedere Dawa Sherpa, la guida si era fermata durante la discesa per riposare. L’ex marine britannico ha raccontato di aver poi incontrato un alpinista polacco in difficoltà, senza ossigeno supplementare e con sintomi di assideramento, e ha deciso di assisterlo nella discesa. Da quel momento nessuno ha più avuto notizie della guida nepalese.

In un videomessaggio pubblicato a ricerche in corso, Thrall aveva definito Dawa un “gigante buono” e una vera “tigre delle montagne”. Quando è arrivata la notizia del ritrovamento, la famiglia aveva ormai perso le speranze: la moglie e la figlia avevano già iniziato i rituali funebri tradizionali e hanno riconosciuto Dawa soltanto dopo aver ricevuto alcune fotografie scattate dai soccorritori.

Giovedì mattina una squadra del Sagarmatha Pollution Control Committee, impegnata nella rimozione di corde, scale e rifiuti al termine della stagione alpinistica, lo ha individuato vicino al Khumbu Icefall, uno dei tratti più insidiosi della via nepalese all’Everest. Secondo i soccorritori, stava strisciando lungo il pendio innevato nel tentativo di raggiungere il Campo Base.

Trasportato a valle e poi in elicottero a Kathmandu, Dawa è stato ricoverato per congelamenti e altre complicazioni legate all’esposizione prolungata al freddo e all’alta quota.

Secondo le ricostruzioni diffuse dalle società alpinistiche nepalesi, Dawa avrebbe trascorso diversi giorni da solo in condizioni estreme, senza rifornimenti e in un ambiente caratterizzato da temperature molto rigide e scarsità di ossigeno. Per questo molti esponenti della comunità alpinistica nepalese hanno definito la sua sopravvivenza un vero e proprio miracolo.

La stagione primaverile 2026 sull’Everest è stata una delle più affollate di sempre. Oltre mille alpinisti e guide hanno raggiunto la vetta della montagna alta 8.849 metri e il 20 maggio è stato stabilito un nuovo record con 274 ascensioni in un solo giorno dal versante nepalese, superando il precedente primato del 2019. Le immagini delle lunghe code verso la cima e, pochi giorni dopo, quelle dei cumuli di rifiuti al Campo 4 hanno riacceso il dibattito sull’impatto delle spedizioni commerciali e del turismo d’alta quota sulla montagna più alta del mondo.

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