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Un’ordinanza del Tribunale di Napoli ha obbligato Inps e ministero del Lavoro a risarcire una ex percettrice del Reddito di cittadinanza, che non era stata correttamente inserita nella piattaforma Gepi e non risultava quindi avere diritto al sostegno economico nella fase transitoria.

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Un’ordinanza del tribunale di Napoli ha condannato il ministero del Lavoro e l’Inps a risarcire un’ex percettrice del Reddito di cittadinanza, che dopo aver perso il beneficio – in quanto parte della categoria degli “occupabili” – non era riuscita a inoltrare la presa in carico dei servizi sociali, non certo per colpa sua. Nonostante infatti già dalla scorsa estate la donna, una cinquantenne di Marano, si fosse attivata per chiedere al ministero di inoltrare i suoi dati ai servizi sociali del Comune – così da permetterle di ricevere il sostegno almeno fino al 31 dicembre 2023, come previsto dalla normativa – non ha mai ricevuto risposta. Alla fine, quindi, anche lei ha ricevuto un sms dall’Inps che comunicava la sospensione del Reddito a partire da agosto.

Nell’ordinanza del tribunale, visionata da Fanpage.it, si legge che la donna “invano aveva richiesto al ministero l’inserzione sulla piattaforma Gepi per poter ottenere quanto spettante“. L’ex percettrice aveva anche provato, non ricevendo alcuna risposta dal ministero, a provare a contattare direttamente i servizi sociali, che però le avevano fatto sapere che non risultasse iscritta alla Piattaforma per la gestione dei Patti per l’inclusione sociale, la piattaforma Gepi – appunto – di competenza del ministero del Lavoro.

L’ordinanza del Tribunale è arrivata lo scorso 12 gennaio e ha dichiarato il ricorso presentato dalla donna come “fondato“. Secondo i giudici “la disagiata situazione familiare e reddituale della ricorrente” imponeva “l’urgenza di assicurarle il sostegno economico“, soprattutto dal momento che la normativa stessa riconosceva il suo diritto a rientrare nella fase transitoria, per cui l’assegno poteva essere riconosciuto fino al 31 dicembre 2023  “per le famiglie composte solo da soggetti occupabili che possono lavorare con ISEE fino a 6mila euro“. Esattamente il caso della cinquantenne.

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I giudici poi proseguono: “È pacifico peraltro che il ministero convenuto non abbia proceduto all’inserzione della ricorrente nella piattaforma Gepi nonostante ella avesse a tal uopo comunque depositato istanza in data 22 giugno 2023 e che per effetto della mancata inserzione l’Inps abbia il 27 luglio 2023 inoltrato all’interessata la comunicazione di sospensione“.

Quindi la conclusione: il tribunale obbliga l’Inps (“quanto unico soggetto deputato a concedere il beneficio“) a “corrispondere all’istante il Reddito di cittadinanza nella misura di 700 euro mensili dall’epoca della sospensione fino al 31 dicembre 2023“, previo inserimento della donna “sulla piattaforma Gepi da parte del ministero“.

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