Storie Web venerdì, Febbraio 23
Notiziario

Da quando chiedere lo stop a un genocidio è diventato un messaggio divisivo? Da quando basta che un ambasciatore di un’altra nazione sia contrariato perché i vertici del servizio pubblico si sentano costretti a intervenire direttamente, con un messaggio surreale fatto leggere in diretta?

Dal palco di Sanremo, Ghali ha pronunciato queste tre parole – “stop al genocidio” – chiedendo la fine del massacro dei civili palestinesi a Gaza. Un chiaro messaggio di pace, che in un mondo normale non dovrebbe creare troppe controversie: ma non è stato questo il caso.

Prima l’ambasciatore israeliano, Alon Bar, ha detto di ritenere “vergognoso che il palco di Sanremo sia stato sfruttato per diffondere odio e provocazioni” e poi anche l’amministratore delegato della Rai, Roberto Sergio, ha fatto pervenire una nota a Domenica In, letta da Mara Venier, ricordando i fatti del 7 ottobre ed esprimendo solidarietà a Israele.

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Da oltre quattro mesi assistiamo a un’escalation di violenza in Palestina, seguita agli attacchi di Hamas del 7 ottobre nei kibbutz israeliani. Nel frattempo, da quel giorno, sotto i bombardamenti di Tel Aviv sono morti circa 28 mila palestinesi, tra cui moltissimi bambini. Chiedere fermamente un cessate il fuoco non significa sostenere Hamas e manifestare per la fine delle bombe sui civili a Gaza non vuol dire in alcun modo negare o sminuire i morti israeliani: come è possibile che un appello per la pace finisca per diventare protagonista di controversie?

Alcune cose andrebbero dette chiaramente. La prima è che la risposta del governo di Benjamin Netanyahu ai fatti del 7 ottobre è stata – e continua a essere – incredibilmente spropositata: sono morti migliaia di civili indifesi e innocenti, circa un milione di persone ha perso la propria casa, la crisi umanitaria è gravissima e crimini di guerra vengono commessi sotto la luce del sole. Di fronte a tutto questo, fanno bene artisti e personaggi pubblici a lanciare messaggi di pace, a parlare di quanto sta accadendo all’opinione pubblica.

La seconda: il comunicato dei vertici Rai, fatto leggere in diretta a Domenica In, è imbarazzante. Quando è in corso una vera e propria carneficina a Rafah, quando le persone non hanno letteralmente più alcun luogo verso cui scappare – ma continuano comunque a essere bersaglio di raid e bombardamenti – non c’è bisogno di “controbilanciare” un messaggio di pace.

La verità è che il servizio pubblico ha avvertito, in queste ore, il bisogno di confinare gli artisti in gara a Sanremo in un territorio apolitico. Ma proprio i giovani artisti sono spesso i più lucidi nel raccontare la realtà e tutto quello che sta accadendo sulla scena politica. Lo ha detto perfettamente Ghali: “Sono uno di quelli nati grazia a Internet, mi sono documentato da quando sono bambino e ho fatto le mie prime canzoni a 13-14 anni parlando di quello che sta succedendo. La gente ha paura di dire stop alla guerra, è assurdo”. A queste parole, non serve aggiungere altro.

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A Fanpage.it sono vice capoarea della sezione Politica. Mi appassiona scrivere di battaglie di genere e lotta alle diseguaglianze. Dalla redazione romana, provo a raccontare la quotidianità politica di sempre con parole nuove.

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