Storie Web mercoledì, Febbraio 28
Notiziario

Si riuscirà a dimostrare che il centro degli interessi principali del debitore (il Comi-Center of main interest nella disciplina internazionale dell’insolvenza) è a Bologna e non a Londra nel caso La Perla e avere quindi la meglio sulla giustizia inglese che punta a liquidare il prima possibile il marchio di lingerie di lusso e relativi asset, che fanno capo alla holding oltremanica? Ruota attorno a questa domanda la possibilità di tenere sotto la giurisdizione italiana la vertenza relativa alla storica maison bolognese, rimbalzata da 17 anni tra un fondo straniero e l’altro, nel tentativo di salvare 70 anni di valore e di competenze Made in Italy e 300 posti di lavoro nella fabbrica di via Mattei, attivando una amministrazione straordinaria e cercando poi un investitore che rilevi l’intero compendio.
È con questo interrogativo che si è chiusa ieri l’udienza al tribunale di Bologna davanti al giudice monocratico Maurizio Atzori, dove sono intervenuti non solo i creditori italiani (i lavoratori con i loro legali e i sindacati e il façonista di Ancona, Rina degli Antinori da cui è partita l’istanza di liquidazione) che sperano nell’amministrazione straordinaria, ma anche uno dei liquidatori inglesi, Andrew Watling, che invece ha chiesto di dissequestrare i beni e i marchi tra Londra e Bologna per procedere alla vendita coì come da richiesta dalla Corte di Londra. Asset che Atzori ha sottoposto invece a sequestro preventivo in via cautelare secondo il nuovo Codice della crisi italiano, in un grande caos giurisprudenziale post Brexit. Ci vorrà una decina di giorni per sapere che cosa deciderà il Tribunale di Bologna.

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