La Marina Militare punta ad acquistare un nuovo drone da combattimento. Si tratta del sistema TB3 sviluppato da Baykar. Il drone si chiama, appunto, Bayraktar TB3. Dovrebbe operare dal ponte della portaerei Cavour. Sulla questione è intervenuto negli ultimi giorni il capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio di squadra Giuseppe Berutti Bergotto, in occasione dell’intervento in audizione davanti alla Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato. Bergotto ha mostrato un filmato del Bayraktar TB3 in fase di decollo dalla portaerei turca TCG Anadolu. La Marina – più i generale tutta la Difesa – guarda sempre più ai sistemi senza pilota, compresi i droni.
Lungo 8,35 metri, un’apertura alare di 14 metri, una capacità di carico di 280 kg, un peso massimo al decollo di 1600 chilogrammi e oltre 24 ore di autonomia il TB3, evoluzione di un modello già testato in diversi scenari internazionali, è stato progettato proprio per l’impiego navale. Ha ali ripiegabili, pensate per ottimizzare lo spazio a bordo, e una struttura rinforzata adatta alle condizioni operative in mare. È un drone versatile, con capacità che spaziano dalla ricognizione all’attacco leggero.
Per la Marina italiana, l’introduzione di questo tipo di velivolo potrebbe tradursi in una maggiore capacità di intervento a distanza. I droni consentono infatti missioni prolungate, costi inferiori rispetto ai caccia tradizionali e minori rischi per il personale.
Questo drone è in grado di decollare e atterrare in modo autonomo su portaerei dotate di piste corte. Oltre alle missioni di ricognizione, sorveglianza e intelligence, il Bayraktar TB3 è equipaggiato per svolgere missioni di attacco utilizzando munizioni “intelligenti” montate sotto le ali.
Il sistema supporta il controllo remoto su grandi distanze, grazie alle sue capacità di comunicazione in linea di vista (LOS) e oltre la linea di vista (BLOS), rendendolo funzionale per missioni a corto raggio che a lungo raggio.
