Storie Web martedì, Luglio 16
Notiziario

C’è una sorta di “linea gotica” della Sanità che passa sotto la Toscana e le Marche e spacca il Paese condannando oltre 26 milioni di italiani a ricevere cure non adeguate con 7,5 milioni – tutti del Sud tra Sicilia, Molise, Basilicata e Calabria – che costrette a contare addirittura su prestazioni sanitarie «fortemente insufficienti». Sono numeri impressionanti nei giorni in cui si accende il dibattitto sulla autonomia differenziata appena approvata visto che a conti fatti solo il 55% degli italiani vive in Regioni con risultati soddisfacenti per la tutela della salute, mentre per il 45% le cose non vanno bene. Il risultato emerge dall’ultima analisi delle opportunità di tutela della salute nelle Regioni, condotta dai 104 esperti raggruppati dal Crea Sanità (Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità) e basata sui dati di 20 indicatori.

L’Italia delle cure spaccata in tre aree

La misurazione delle perfomance regionali in Sanità non si limita alla valutazione degli aspetti sanitari ed economici, ma analizza anche quelli sociali e di equità dell’assistenza ed è stata realizzata in base a 20 indicatori (con dati e numeri raccolti dalle principali banche dati sanitarie) divisi per cinque aree: equità, appropriatezza, esiti, innovazione, economico-finanziaria e sociale. L’indice di performance va da 0 al 100% con il 45% considerata soglia minima per la sufficienza. Cosa emerge? Che Veneto, Piemonte, Bolzano e Toscana (oltre 13,3 milioni di abitanti) sono «promosse» con livelli complessivi di tutela della salute migliori dalle altre e con un indice di performance che supera il 50% del livello massimo (rispettivamente 60%, 55%, 54% e 53%). Friuli-Venezia Giulia, Trento, Emilia-Romagna, Liguria, Valle d’Aosta, Marche e Lombardia (19,3 milioni di abitanti) promosse, ma con la sufficienza: raggiungono livelli di Performance tra il 45 e il 49 per cento. “Rimandate” con livelli tra il 37 e il 44% Sardegna, Campania, Lazio, Umbria, Abruzzo e Puglia (circa 18,9 milioni di abitanti). Fortemente insufficienti (livello di performance inferiore al 35%) Sicilia, Molise, Basilicata e Calabria (circa 7,5 milioni di abitanti). Va comunque segnalato che guardando agli ultimi 5 anni le performance del Sud sono in netto miglioramento, ma i suoi indici restano ancora molto bassi.

INDICE DI PERFORMANCE

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Il meccanismo per monitorare l’autonomia differenziata

Gli esperti del Crea (per il quale operano ricercatori e docenti universitari nei campi dell’economia, del diritto, dell’epidemiologia, dell’ingegneria biomedica, della statistica medica) hanno poi ideato un sistema di monitoraggio ‘dinamico’ per provare a monitorare anche gli effetti dal Nord al Sud dell’autonomia differenziata in Sanità, basandosi su un sottogruppo di indicatori di Performance selezionati appositamente. Il monitoraggio sarà a regime non appena questa, come previsto dalla legge approvata, verrà concessa ad una o più Regioni. Nella prima fase di implementazione, sono state però calcolate e poi comparate, per il periodo 2017- 2022, le dinamiche su dieci indicatori scelti dal Panel di esperti in gruppi di Regioni: il gruppo di Regione e Province o a statuto speciale (Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige con Trento e Bolzano) verso le altre, quelle in Piano di rientro cioè con i conti in rosso nella Sanità (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia, Sicilia) sempre verso le altre e quello delle Regioni che hanno richiesto l’autonomia differenziata nel 2017 (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna), ancora una volta verso le altre.

I primi risultati nel confronto tra le Regioni

I primi risultati sono stati aggregati in aree “cumulate” di miglioramento e peggioramento, ponderate con i pesi attribuiti agli indicatori dal Panel di esperti, e sono stati sintetizzati, per ogni gruppo di Regioni proposte per il confronto, in un indice numerico: (Indice Sintetico Ponderato, Isp) con il valore “0” che indica una complessiva compensazione fra i miglioramenti e i peggioramenti regionali, il valore “1” un miglioramento per tutte le Regioni del gruppo e “-1” un loro peggioramento. Nel primo confronto che riguarda Regioni e Province a statuto speciale l’Isp è di 0,38 e 0,40 per le altre. Quindi, nel periodo 2017- 2022 per loro la dinamica è stata (legger¬mente) peggiore che nel gruppo delle altre. Nel secondo confronto, le Regioni in Piano di rientro registrano un Indice Isp pari a 0,44, verso lo 0,37 delle altre, mostrando dunque che sono andate meglio delle atre. Infine, nel terzo confronto, le Regioni che hanno chiesto l’autonomia differenziata registrano un indice Isp pari a 0,36 verso lo 0,40 delle altre.

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