Già alle quattro del pomeriggio, in Piazza degli Eroi a Budapest non entra più nemmeno uno spillo. A migliaia i giovani della città si sono riversati al «Concerto per smantellare il regime»: 50 artisti e sette ore di musica per propiziare la fine del governo del premier della destra sovranista Viktor Orban. Domenica 12 aprile l’Ungheria va al voto e sarà la prima, vera chance in 16 anni peri dire basta al regime illiberale amico della Russia di Putin, dell’America di Trump ma non certo della Generazione Z ungherese. Questa volta uno sfidante con le carte in regola per vincere c’è, si chiama Peter Magyar, e guida un movimento – Tisza – che assomiglia molto ai Cinque stelle della prima ora e da settimane è in testa ai sondaggi.
Il concertone, che per volti versi ricorda quello del Primo maggio a Roma, non è stato però organizzato da Tisza. A promuoverlo è il movimento della Resistenza Civile, che ha chiesto a tutti di scendere in piazza senza bandiere di partito ma, nei fatti, tira la volata all’onda di Magyar. Da Piazza degli Eroi, la folla si espande verso viale Andrassy, che per quanto lungo non riesce a lo stesso a contenere tutti. Qualcuno i maxischermi li vede solo da lontano. Ma tutti ascoltano, ballano, cantano. La stragrande maggioranza sono ventenni, ma c’è anche qualche famiglia arrivata con i figli piccoli e i passeggini.
Eszter ha 21 anni, come le sue due amiche: «Siamo qui perchè vogliamo un cambiamento». Studia all’università, ma non vuole scappare all’estero come stanno facendo molti dei suoi amici. «Per restare qui, però, vorrei poter contare su un sistema sanitario che funziona, e su servizi sociali per quando avrò dei figli». Il cambiamento che chiede Eszter però non è solo economico, è anche sociale. «Il governo oggi non rispetta i nostri diritti. Per esempio, vorrei essere libera di manifestare. L’ultima volta che sono scesa in piazza è stata quando gli studenti e gli insegnanti insieme hanno chiesto più fondi per la scuola. La polizia ha risposto con i lacrimogeni e i manganelli, poi il governo ci ha intimato di non farlo più». E la polizia, al concerto, non fa paura? «Alle manifestazioni, di solito, arriva sempre un gruppetto di infiltrati che provoca, e solo quando cominciano i tafferugli dentro il corteo la polizia interviene. Oggi dobbiamo stare attenti e rimanere calmi». Eszter domenica voterà per Peter Magyar. Come le sue amiche. Come tutti i giovani che sono venuti per il concerto. La musica andrà avanti fino a notte. Le loro speranze, invece, continueranno all’alba.