Giorgia Meloni prende posizione. La premier poco dopo l’annuncio di Donald Trump invia un post in cui dice, senza girarci attorno, che la decisione di mettere una tassa del 20% su tutti i prodotti europei importati negli Stati Uniti è «sbagliata» e «non conviene a nessuna delle due parti». Detto questo adesso si comincia a trattare. La premier (che ha annullato tutti gli appuntamenti programmati per il 3 aprile) resta convinta che questa sia la strada maestra, che si debba fare tutto il possibile per scongiurare la guerra commerciale dichiarata dall’alleato americano. Ma sa anche che rimanere fermi non si può. Lo aveva già detto – poche ore prima dell’annuncio di Trump – ai maestri dell’arte della cucina italiana, esponenti di quell’eccellenza made in Italy che è il settore agroalimentare, tra i più colpiti dai dazi Usa. Ed è una convinzione che ha condiviso sia con il capo dello Stato che con Ursula von der Leyen. E che porterà a Bruxelles già in queste ore il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
La risposta sarà europea
La decisione di Trump non è certo infatti inaspettata. E a Palazzo Chigi non si facevano molte illusioni. «Faremo di tutto per lavorare a un accordo con gli Stati Uniti. In ogni caso agiremo nell’interesse dell’Italia confrontandoci con gli altri partner europei»: ecco, questa la linea. La risposta dunque sarà europea. Ma certamente la premier italiana avrà un ruolo significativo nel face to face tra Ue e Usa.
Tempi stretti
Il tempo non è molto. Alla fine della prossima settimana entreranno in vigore nuovi dazi verso gli Stati Uniti su acciaio e alluminio che erano già stati messi nel conto. Ed entro la fine del mese si ipotizza l’arrivo della risposta alla decisione annunciata ieri da Trump. Nel mezzo, a Pasqua, ci sarà la visita di J.D. Vance a Roma. Il vicepresidente Usa ha chiesto esplicitamente di incontrare la Premier e non c’è dubbio che il principale dossier che sarà affrontato saranno i dazi. Un faccia a faccia che potrebbe essere esteso in un secondo tempo a un confronto a tre, con un video collegamento con Ursula von der Leyen. Nulla però è stato ancora deciso.
La partita nella maggioranza
Nel frattempo però c’è anche un altro punto non meno delicato con cui Meloni è chiamata a fare i conti: la compattezza della sua maggioranza. Matteo Salvini continua a ripetere che l’Italia deve trattare da sola, “one to one” con Trump. Il leader della Lega a poche ore dal congresso del partito vuole ricevere l’incoronazione a referente del trumpismo in Italia. Il punto è che i primi a essere perplessi (eufemismo) di questa strategia sono i Governatori della Lega, a partire da Luca Zaia. Il Nord rischia infatti di subire un vero e proprio tracollo dalle scelte statunitensi. E l’idea di trattare da soli non convince. Non solo perché secondo i trattati la competenza è esclusiva della Ue ma perché, se è vero che il mercato statunitense è «fondamentale», il principale mercato del made in Italy resta l’Europa e in particolare Germania e Francia.