Storie Web mercoledì, Marzo 4

L’Aula della Camera ha approvato in via definitiva con 136 voti a favore, 96 contrari e 4 astenuti, il decreto-legge ex Ilva. Il provvedimento che contiene misure urgenti per assicurare la continuità operativa degli stabilimenti è legge.

Si tratta del disegno di legge di conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 1° dicembre 2025, n. 180, già approvato dal Senato.

Il nuovo decreto-legge sull’ex Ilva, approvato oggi in via definitiva, nasce con un obiettivo preciso: evitare l’arresto degli impianti siderurgici e accompagnare una fase transitoria che dura ormai da anni, in attesa della cessione definitiva degli asset industriali. Il provvedimento, approvato dal Consiglio dei ministri e poi all’esame parlamentare per la conversione in legge, mette insieme misure industriali, sociali e ambientali, intervenendo su più fronti. Il cuore del decreto riguarda innanzitutto la continuità operativa degli stabilimenti. Acciaierie d’Italia viene autorizzata a utilizzare 108 milioni di euro di risorse residue già trasferite in passato, destinandole esplicitamente alla prosecuzione delle attività produttive. L’idea è evitare vuoti finanziari che potrebbero portare a fermate degli impianti, con ricadute immediate su occupazione e indotto. Accanto a questo, il decreto affronta uno dei nodi più delicati: cosa succede se la procedura di vendita dell’ex Ilva non si conclude nei tempi previsti. Per questo viene introdotta una misura straordinaria che consente allo Stato di concedere a Ilva un finanziamento fino a 149 milioni di euro nel 2026, qualora la cessione non si chiuda entro il 30 gennaio. Si tratta di un prestito oneroso, con interessi elevati e obbligo di restituzione entro sei mesi, che dovrà essere rimborsato con priorità assoluta utilizzando i proventi della futura vendita degli asset aziendali. Il capitolo lavoro è un altro pilastro del provvedimento. Migliaia di dipendenti degli stabilimenti ex Ilva sono da tempo in cassa integrazione straordinaria. Per loro il decreto prevede un’integrazione salariale: 8,6 milioni di euro per il 2025 e 11,4 milioni per il 2026, così da aumentare l’importo effettivamente percepito dai lavoratori. 

Le risorse coprono anche percorsi di formazione professionale, in particolare quelli legati alla gestione delle bonifiche ambientali. Non manca un intervento a favore del territorio, con un’attenzione specifica a Taranto. Il decreto rafforza il Fondo per gli indennizzi ai proprietari di immobili danneggiati dall’inquinamento prodotto dagli impianti siderurgici. Dal 2025 sarà possibile incrementare i risarcimenti già riconosciuti nei casi in cui l’importo liquidato sia stato inferiore a quello spettante, dando priorità a chi ha subito le maggiori decurtazioni. Una misura che riguarda in particolare i residenti del quartiere Tamburi.  

Il testo interviene anche sul piano industriale più ampio, chiarendo che le imprese di interesse strategico nazionale in amministrazione straordinaria non liquidatoria – come l’ex Ilva – non devono essere considerate “in difficoltà” secondo le regole europee. Questo consente loro di continuare ad accedere a strumenti pubblici di sostegno, compresi gli incentivi del Fondo per la transizione energetica nel settore industriale, elemento chiave in vista di un futuro produttivo meno impattante. In sintesi, come spiega anche Dario Iaia, di Fratelli d’Italia il decreto ex Ilva non rappresenta la soluzione definitiva di una crisi industriale e ambientale che dura da oltre un decennio, ma si configura come un provvedimento-ponte: “Non è un intervento decisivo, ma è un intervento importante perché punta a garantire la continuità produttiva dello stabilimento – spiega – L’intervento decisivo lo vedremo nel momento in cui ci sarà l’assegnazione degli asset aziendali”. Secondo Iaia, tuttavia, il decreto rappresenta un passaggio significativo perché il governo Meloni “mette a disposizione oltre 250 milioni di euro per il gruppo Ilva”. Risorse che, ha chiarito, sono destinate non solo a garantire la continuità produttiva dell’impianto, ma anche a rafforzare la sicurezza sul lavoro. “La sicurezza sul lavoro non è uno slogan – ha detto – è un dato di fatto che ha bisogno di risorse economiche per poter fare investimenti concreti”.

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