Storie Web venerdì, Febbraio 23
Notiziario

I mercati privati che da territorio esclusivo degli investitori istituzionali, da qualche anno hanno iniziato a fare la loro comparsa nei portafogli degli investitori individuali. In particolare di coloro che, grazie a disponibilità maggiori, possono diversificare i propri patrimoni. Proprio in un momento di difficile interpretazione dei movimenti dei mercati come è l’attuale, gli investitori guardano con crescente attenzione al potenziale che offrono gli investimenti illiquidi, spesso decorrelati da quelli tradizionali e con potenziale di rendimento maggiore. La conferma arriva dallo studio Schroders Global Investor 2023 che, indaga sulle intenzioni di investimento.

Lo studio

La ricerca che ha coinvolto oltre 23mila persone in 33 Paesi di tutto il mondo rivela che, anche in Italia, per circa la metà degli intervistati gli investimenti nei mercati privati sono considerati un importante strumento di diversificazione e un modo per migliorare la performance del portafoglio. Più nel dettaglio l’analisi evidenzia come in media gli investitori italiani abbiano ammesso che prenderebbero in considerazione di investire il 12,6% del proprio patrimonio sui mercati privati a fronte del 16,4% dei risparmiatori globali. Ma la percentuale per entrambi sale rispettivamente al 18,3% e al 23,1% nel caso di investitori “esperti”.

I segmenti attraenti

L’universo dei mercati privati è molto vario in termini di settori d’investimento ciascuno con caratteristiche proprie e diverse fonti di rendimento. In particolare, circa un terzo (32%) degli investitori italiani ha dichiarato di essere maggiormente attratto dagli investimenti in infrastrutture. L’immobiliare è la seconda asset class più popolare fra gli investitori, sia in Italia che a livello globale. Nel mondo circa il 30% preferisce il private equity, asset class che incontra il favore di un quinto degli investitori italiani. Tuttavia, proprio nei confronti di questa asset class, la percentuale degli investitori desiderosi di investirvi sale vistosamente fra gli investitori “esperti”, attestandosi al 46% a livello globale e al 38% per gli italiani.

Le barriere all’ingresso

L’affermarsi crescente dell’interesse per questo strumento di diversificazione da parte del pubblico retail ha portato, le autorità di regolamentazione e gli asset manager a lavorare per favorire l’accesso con alla democratizzazione dei mercati privati, in particolare con il lancio di prodotti come gli Ltaf nel Regno Unito o gli Eltif in Europa. Tuttavia, due terzi degli investitori, sia italiani sia globali, hanno ancora una conoscenza limitata di questa asset class. Diventa prioritaria una maggiore formazione per sostenere la crescita di questi investimenti.

Non è un caso che per quasi due terzi degli investitori, in Italia e nel mondo, un freno all’investimento sia rappresentato dalla natura illiquida di questi strumenti e dalla necessità di detenerli per un lungo periodo. «Il difficile contesto ha acceso i riflettori sulle potenzialità dei mercati privati, tradizionalmente decorrelati ai mercati pubblici e scudo contro le dinamiche dell’inflazione – sottolinea Luca Tenani, a capo di Schroders in Italia -. Resta però molto lavoro da fare per migliorare la familiarità e la conoscenza di questi prodotti che, con l’avvento degli Eltif 2.0, saranno più accessibili agli investitori non professionali».

Condividere.
© 2024 Mahalsa Italia. Tutti i diritti riservati.