
Una vera pace, a giudicare dalle esternazioni del governo israeliano nei primi due giorni dell’anno, pare lontano. Il ministro della Cultura israeliano, Miki Zohar, del partito al governo Likud, ha detto che Gaza appartiene a Israele e che i palestinesi nel territorio sono «ospiti» a cui Israele si limita a permettere di vivere lì, per ora.
Una dichiarazione esplicita: «Gaza è anche nostra. Li lasciamo lì come ospiti fino a un certo punto, ma Gaza è nostra», ha affermato Zohar in un’intervista all’emittente pubblica Kan, riportata da The Times of Israel.
Nelle stesse ore il ministro israeliano per gli Affari della Diaspora, Amichai Chikli, in un’intervista a I 24 ha dichiarato che la «Guerra con la Siria è solo questione di tempo», specificando che «il presidente siriano è un membro dell’Isis e un sostenitore dell’Islam radicale». Intanto le Idf hanno riferito di aver effettuato di recente attacchi contro obiettivi di Hezbollah nel Libano meridionale, tra cui un complesso di addestramento utilizzato dalla forza d’élite Radwan del gruppo.
Le Idf aggiunge di aver colpito anche altre strutture di Hezbollah utilizzate come depositi di armi negli ultimi periodi. Le Ong rilanciano il rischio che, con le restrizioni annunciate dal governo di Netanyahu, la catastrofe umanitaria si amplifichi ulteriormente.
La preoccupazione di otto Paesi musulmani
I ministri degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Giordania, Indonesia, Pakistan, Turchia, Arabia Saudita, Qatar ed Egitto esprimono, in una nota, la «più profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione umanitaria nella Striscia di Gaza», che è aggravata da «condizioni meteorologiche avverse, dure e instabili» e dalla «continua mancanza di un adeguato accesso umanitario, dalla grave carenza di beni essenziali salvavita e dalla lentezza nell’arrivo di materiali essenziali per il ripristino dei servizi di base e la creazione di alloggi temporanei». Quasi 1,9 milioni di persone sfollate, ricordano i ministri degli otto Paesi, «vivono in rifugi inadeguati. Accampamenti allagati, tende danneggiate, crolli di edifici danneggiati ed esposizione a temperature rigide, unite alla malnutrizione, hanno aumentato significativamente i rischi per la vita dei civili, anche a causa di epidemie». I ministri invitano la comunità internazionale a «fare pressione su Israele, in quanto potenza occupante, affinché elimini immediatamente le restrizioni all’ingresso e alla distribuzione di beni essenziali, tra cui tende, materiali per ripari, assistenza medica, acqua pulita, carburante e servizi igienico-sanitari».