
L’acquisizione automatica degli Isee da parte di Comuni, scuole, università e degli altri enti che riconoscono agevolazioni, elaborati online in modalità precompilata o tramite Caf, non serve solo a semplificare la vita dei cittadini.
Fra gli obiettivi, resi espliciti dalla relazione illustrativa della bozza di decreto sul Pnrr che intende introdurre la novità, c’è anche quello di «rendere più cogente ed efficace l’attività di controllo tesa a evitare che si possano ottenere benefici a cui non si ha diritto».
E i numeri delle verifiche rese possibili dall’incrocio dei nuovi database nelle mani dell’Inps mostrano bene l’entità del problema.
I numeri
Nel 2025 sono stati attestati 11.600.608 di Isee in tutto, con un aumento del 9,2% sull’anno precedente, probabilmente alimentato anche dalla nuova esenzione dei BTp fino a 50mila euro operativa dallo scorso aprile. Dai controlli sui dati reddituali e patrimoniali dichiarati negli Isee 2025 sono risultate 640.718 attestazioni viziate da «difformità» non sanate al 31 dicembre. Inoltre un primo check up sull’Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr) ha fatto emergere 1.069.314 Isee con una composizione del nucleo famigliare diversa da quella effettiva: in una tendenza verosimilmente spinta dal fatto che, per esempio, “trasferire” sulla carta un figlio maggiorenne in un’altra casa aiuta ad abbassare le tasse universitarie. Totale: 1,7 milioni di indicatori «infedeli» rispetto alla realtà.
La semplificazione
Il decreto Pnrr accelera così una rivoluzione già avviata dall’ultima legge di bilancio: una volta ottenuta l’attestazione dopo aver presentato la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) gli Isee non dovranno più essere trasmessi a università, Comuni o agli altri enti che in base all’indicatore modulano le tariffe o riconoscono agevolazioni; perché le Pa saranno tenute ad acquisirli autonomamente.