Gli occhi dell’Esecutivo sono puntati sull’ultimatum per la riapertura di Hormuz lanciato da Donald Trump all’Iran: il successo del tentativo di negoziato e la ripresa della navigazione sicura nello Stretto consentirebbero a Roma, che ha invocato la de-escalation sin dall’inizio del conflitto, di tirare un sospiro di sollievo almeno sul fronte energetico e a Giorgia Meloni di impostare l’informativa di giovedì in Parlamento su un registro di ottimismo.
Un rilancio tortuoso
Se la fase 2 non è uno slalom gigante, poco ci manca. Il tentativo di rilancio dell’azione di governo dopo la sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia appare tortuoso e irto di ostacoli. L’obiettivo della premier, appena tornata dalla visita lampo nel Golfo «per difendere l’interesse nazionale», è chiaro: risintonizzarsi con gli italiani con un’“operazione verità” sullo stato dell’arte, ossia sugli effetti della guerra, la crisi energetica e il caro carburanti.
La strategia della riduzione del danno
Meloni non ha interesse a edulcorare la pillola. Senza la svolta di un cessate il fuoco, la strategia resterebbe una sola: riduzione del danno. Da un lato serve prendere le distanze da un Trump sempre più impopolare. Al ministro della Difesa Guido Crosetto toccherà oggi alle 16 riferire a Montecitorio sul “no” all’atterraggio a Sigonella dei bombardieri Usa impegnati in Medio Oriente: uno strappo motivato dal rispetto dei Trattati che regolano l’uso delle basi e utile a riaffermare che l’Italia «non ha intenzione di entrare in guerra».
Un nuovo patto per il Paese
Dall’altro lato, e di questo si occuperà la presidente del Consiglio, occorre siglare un nuovo patto con il Paese sulla base di un’agenda credibile per l’ultimo anno di legislatura. Un menù in grado di far dimenticare le slabbrature: una vicinanza a Trump e al mondo Maga di cui tanti non hanno percepito i vantaggi per l’Italia, la crescita che stenta, il deficit rimasto sopra il 3% del Pil, un riformismo limitato al Pnrr (vicino alla conclusione), una stabilità turbata da scandali e imbarazzi. Il più pesante è quello legato all’ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro.
Il caso Piantedosi
Ma ciò di cui Meloni avrebbe fatto volentieri a meno, in questa fase, è il caso Piantedosi, con la rivelazione della liaison del ministro dell’Interno da parte di Claudia Conte. A Palazzo Chigi sperano di poter archiviare la pratica alla voce «faccende private», senza conseguenze su una squadra appena ricomposta con la nomina di Gianmarco Mazzi al Turismo al posto della “dimissionata” Daniela Santanchè. Senza altri scossoni, bisognerà solo riempire le cinque poltrone da sottosegretario rimaste vacanti: Giustizia, Imprese, Esteri, Università e Cultura.
