
Apertura al dialogo, ma senza concessioni considerate “ingiuste”. È questo il messaggio lanciato dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian nel giorno del 47° anniversario della Rivoluzione islamica, celebrato con una grande manifestazione a Teheran e trasmesso in diretta televisiva. «Siamo alla ricerca di diplomazia e colloqui con il mondo sulla base delle nostre linee rosse. Non ci piegheremo all’ingiustizia e alla coercizione», ha dichiarato il capo dell’esecutivo, delineando una postura che prova a tenere insieme apertura negoziale e fermezza ideologica.
Il riferimento principale resta il dossier nucleare e il difficile rapporto con l’Occidente. Pezeshkian ha ribadito che l’Iran «non cerca armi nucleari» e che Teheran è «pronta alla verifica delle proprie attività», ma ha allo stesso tempo puntato il dito contro «il grande muro di sfiducia creato dall’Occidente e dagli Stati Uniti», oltre alle «eccessive richieste degli americani», indicate come i principali ostacoli alla ripresa di negoziati credibili. Una posizione che ricalca la narrativa consolidata della Repubblica islamica: disponibilità formale al dialogo, ma accusa all’altra parte di usare il negoziato come strumento di pressione.
Nel suo discorso, il presidente ha insistito anche sulla dimensione regionale, affermando che «i Paesi della regione risolveranno i problemi regionali» e che non c’è «bisogno di estranei per determinare il nostro futuro». Un messaggio che si inserisce nel più ampio rifiuto iraniano di un ruolo diretto degli Stati Uniti e dei loro alleati mediorientali negli equilibri di sicurezza dell’area. Durante il raduno, come da tradizione, i manifestanti hanno scandito slogan contro Washington e Israele, dando alle fiamme le bandiere dei due Paesi.
Sul fronte diplomatico, intanto, si muovono attori chiave del Golfo. L’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente americano Donald Trump per discutere «degli sviluppi più importanti sulla scena regionale e internazionale», con particolare attenzione alla situazione in Medio Oriente e agli sforzi per favorire la de-escalation e rafforzare sicurezza e pace. La telefonata, secondo la nota diffusa da Doha, ha sottolineato l’importanza di continuare il coordinamento e il sostegno alle iniziative diplomatiche per risolvere le crisi attraverso il dialogo.
Il contatto tra Doha e Washington arriva alla vigilia dell’incontro tra Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, centrato anche sui negoziati tra Stati Uniti e Iran, e coincide con l’arrivo in Qatar del segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Ali Larijani. Segnali di un’attività diplomatica intensa, in cui il Qatar continua a proporsi come mediatore credibile tra attori contrapposti.