Storie Web domenica, Aprile 21
Notiziario

Invitalia ha inviato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy l’istanza per richiedere l’amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia. Lo rende noto la società, spiegando che il socio privato si è mostrato indisponibile a garantire la continuità aziendale o a sciogliere la joint venture. Dopo il fallimento dell’ultima trattativa con Arcelor Mittal, finita contro un muro, l’arrivo del commissario è ora cosa certo. Servono ancora alcune verifiche tecniche, poi il governo lo annuncerà domani ai sindacati dei lavoratori dell’ex Ilva e ai rappresentanti dell’indotto, convocati nel tardo pomeriggio a Palazzo Chigi.

“Invitalia – è scritto nella nota diffusa dalla società -, dopo aver esperito negli ultimi mesi, e da ultimo in queste settimane, – in costante dialogo con il governo – ogni tentativo possibile di accordo con il socio privato, preso atto dell’indisponibilità di quest’ultimo a contribuire a garantire la continuità aziendale o a sciogliere la joint venture in modo equilibrato e conforme alle normative vigenti anche di fonte europea, nell’ambito di una situazione di crisi non dipendente dalla volontà né da responsabilità gestionali della parte pubblica, ha inoltrato oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy un’istanza per le conseguenti valutazioni tecniche e amministrative per la procedura di amministrazione straordinaria per Acciaierie d’Italia spa”.

Il ministro Adolfo Urso aveva detto chiaramente che “l’investitore straniero che guida l’azienda (Arcelor Mittal, ndr), e che ha la maggioranza delle azioni, non intende mettere risorse”. E ne ha tratto la conclusione che “se non intende investire sull’impresa, credo che sia giusto che il Paese si riappropri di quello che è il frutto del lavoro, del sacrificio di intere generazioni”.

Per evitare l’amministrazione straordinaria, sarebbe stato necessario che il gruppo franco-indiano decidesse di cedere la propria quota ad un altro acquirente. Che, appunto, sciogliesse la joint venture. A sentire le indiscrezioni, sembra che l’interesse di acquirenti esterni non sarebbe mancato: come quello del magnate ucraino Rinat Akhmetov, patron di Metinvest, che controllava l’Azovstal di Mariupol distrutta dai russi. Ovvio che un’acquisizione impegnativa come quella dell’ex Ilva dovesse passare per una due diligence, cioè un esame attento di dati, produttività, dipendenti, commesse, magazzino, passività.

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