Storie Web lunedì, Gennaio 5
Intelligenza artificiale, la formazione raddoppia la produttività

L’intelligenza artificiale aumenta la produttività dei lavoratori, consentendo di risparmiare sette ore e mezzo alla settimana per svolgere i propri compiti e alle imprese di risparmiare fino a 18mila dollari all’anno per dipendente. Per i lavoratori che seguono un percorso di formazione, il risparmio arriva fino a 11 ore alla settimana e cresce proporzionalmente il risparmio economico che può essere fortemente amplificato attraverso la formazione, una leva capace di raddoppiare la produttività. E’ quanto emerge da un report intitolato “AI, diversità e produttività: come colmare il gap generazionale 2025”, realizzato dalla London School of Economics (LSE) in collaborazione con Protiviti, multinazionale di consulenza direzionale che fa parte del gruppo Robert Half, quotato al Nyse. Si tratta di un ampio lavoro di studio, di cui il report rappresenta la seconda puntata, dopo la prima che è stata dedicata all’impatto della demografia. Ne è prevista anche una terza, in programma nei prossimi mesi, che approfondirà le competenze del futuro anche alla luce degli importanti cambiamenti che impatteranno il modo di lavorare.

L’approccio generazionale

Come ci spiega Alessandro Cencioni managing director di Protiviti Italia, «lo studio esplora il diverso approccio generazionale all’intelligenza artificiale, un tema rimasto sotto traccia, ma di grande rilevanza nelle organizzazioni. Il senso dello studio è intercettare come si relazionano con l’Ai e coabitano le 4 generazioni presenti nelle aziende, dato che hanno attitudini al lavoro molto diverse mentre nelle imprese da un lato c’è la necessità di continuare a ingaggiare le persone che appartengono alle fasce di età più mature e dall’altro attirare i più giovani». Per realizzare il report sono stati sentiti oltre 3mila manager in 30 Paesi, tra cui l’Italia da cui arriva il 14% del campione. Dal Regno Unito arriva il 34%, dagli Usa il 35%, dalla Germania il 7%, mentre dalle altre country il 10%.

Le differenze nell’uso

Nelle aziende l’Ai «è oggi un dato di fatto, tant’è che il 70% delle persone la usa al lavoro e sono il 78% le aziende che investono in tecnologie di Ai generativa – afferma Cencioni. Analizzando il 70% degli utilizzatori emerge una forte differenza generazionale: passiamo infatti da una Generazione Z dove l’82% usa l’Ai, al 52% dei boomers, con un gap di 30 punti tra le due generazioni. Nel mezzo ci sono i millennial con il 73% di utilizzatori e la Gen X con il 60%». A questo si aggiunga che c’è una decisa sovrarappresentazione dei giovani, la Generazione Z, nei team che si occupano dello sviluppo dei progetti legati all’Ai dove più del 50% dei componenti appartengono a quest’ultima. Questo divario generazionale può però impattare sul miglioramento della produttività al lavoro, perché l’uso dell’Ai innanzitutto «migliora la produttività. Abbiamo rilevato che mediamente il tempo risparmiato dai lavoratori nello svolgimento delle loro attività è pari al 20% e quindi la produttività attraverso l’uso dell’Ai aumenta in modo lineare. Questa è un po’ la promessa dell’Ai. «È importante anche notare come questa efficienza del 20% è la media tra il 14% dell’aumento di produttività tra chi non fa formazione e il 28% dell’aumento tra chi fa formazione – rileva Cencioni -. Il primo aspetto fondamentale è quindi che la formazione ci consente di recuperare e raggiungere obiettivi di maggiore efficienza, in maniera simile nelle diverse fasce generazionali. Abbiamo generazioni che sono più o meno pronte, ma se le formiamo il recupero di produttività è trasversale ed è proprio per questo che le aziende devono investire in formazione indipendentemente dal profilo delle loro risorse, anche anagrafico». Su questo emerge una peculiarità dell’Italia rispetto al contesto internazionale: se nel nostro Paese si tendono a formare di più i senior, all’estero la formazione è infatti più rivolta alle giovani generazioni.

Il successo delle iniziative

Parlando delle iniziative e degli investimenti delle aziende in progetti di Ai, emerge un dato abbastanza critico sul loro successo, anche se bisogna comunque tenere conto che siamo ancora in una fase di sperimentazione. Il report evidenzia infatti che il 78% delle aziende investe in Ai, ma il 42% delle iniziative falliscono, quindi quasi una su due. «Non dobbiamo immaginare l’introduzione dell’Ai come qualcosa di già maturo – interpreta Cencioni -. Dobbiamo valutare cosa facilita il successo delle iniziative. La ricerca ci consente di dire che quando i team che si occupano di Ai hanno un’alta diversità generazionale il 77% delle iniziative ha successo, mentre nei team con bassa diversità il dato si ferma al 66%. Mettere a lavorare insieme diverse generazioni crea valore non solo nell’uso della intelligenza artificiale, ma anche negli aspetti motivazionali. Emerge come a tutti i livelli fare parte di iniziative di Ai determina anche un miglior senso di appartenenza rispetto all’azienda e quindi l’Ai può essere una leva per motivare i talenti e trattenerli».

Il ruolo della fiducia

Il report si spinge anche ad identificare le barriere all’introduzione dell’Ai. Di gran lunga l’elemento determinante è la scarsa fiducia legata alla percezione come una “black box”, ossia una “scatola sconosciuta” che non si conosce bene come generi i propri risultati. «Ovviamente questa sfiducia è più alta nelle generazioni più anziane rispetto a quelle più giovani – spiega Cencioni -. Quello che emerge è però che la fiducia aumenta con l’uso. In chi utilizza l’Ai la fiducia è del 49%, in chi non la usa si ferma al 20%. Quindi utilizzare e sperimentare crea consapevolezza e abbatte quella che è la più grande barriera all’introduzione di queste tecnologie».

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