Storie Web martedì, Marzo 17

Da un lato, le regole continuano a essere il bersaglio di un fuoco incrociato di delegittimazione martellante e sfiducia crescente. Ciò soprattutto in tempi recenti, con le diverse proposte di pericolosa semplificazione di regole pivotali come quella in materia di circolazione e protezione dei dati personali (il Gdpr), fino alla neo introdotta normativa sull’intelligenza artificiale (l’AI Act). La tendenza è l’arretramento delle garanzie, attraverso la sospensione dell’efficacia o dell’entrata in vigore delle norme (come nel caso clamoroso del progetto di riforma della c.d. “e-privacy directive”) e la messa in discussione del ruolo centrale del diritto nella vita sociale ed economica.

Ma senza diritto non è possibile vivere e non è possibile fare affari, come si fa a non comprendere questo semplice concetto? Come la medicina e la chirurgia salvano vite, le regole dettano le condizioni per vivere in tutti gli ambiti, personali ed economici. Altro è denunciare le storture, le malpractice, le cattive implementazioni di norme, i giudizi apodittici e ottusi, le interpretazioni bigotte delle norme, il dogmatismo, la sciatteria istituzionale e l’incompetenza. I sistemi giuridici e istituzionali ne sono purtroppo pieni, come d’altronde ogni altra vicenda umana ne è caratterizzata, ma ciò non ci autorizza ad irridere e mettere in discussione il senso delle istituzioni democratiche e delle norme che le governano, a partire dalla carte costituzionali, spesso scritte con il sangue di chi ci ha preceduto.

Dall’altro lato, restano sempre sullo sfondo tutte le versioni più pericolose e futuribili di uno sviluppo tecnologico che, al momento, solo l’ “attrito regolatorio” – per parafrasare Pignataro – è in grado di limitare e rallentare, non al fine di ostacolarne lo sviluppo o di minare le già deboli chances di competere con i campioni tecnologici extraeuropei, ma per permetterci di riflettere, di riappropriarci della consapevolezza della grandezza dell’Europa e di costruire politiche che accolgano ed accompagnino il progresso tecnologico senza mettere in pericolo democrazia e libertà e quindi il nostro futuro.

Pur senza cedere ad allarmismi e visioni distopiche, anche di questo occorre sempre avere contezza quando si mette in discussione il valore delle regole. E se, ancora prima, pensiamo a tutti i conflitti che imperversano in tante parti del mondo, una tecnologia non regolamentata è una tecnologia disponibile in modo incontrollato e incontrollabile anche a chi porta con sé le più tremende delle intenzioni.

Da dove ripartire?

Bisogna ripartire dalle regole. Come? Nel nostro piccolo, si potrebbe iniziare dallo scriverle anzitutto meglio e aiutando in questo il legislatore a disinnescare all’origine le tentazioni di quanti, talvolta a ragione, le additino quale causa di molti dei nostri mali – si veda in tal senso il noto e strumentalizzato report Draghi sulla competitività dell’Unione Europea. Si dovrebbe poi perseguire la semplificazione sulla strada dell’applicazione e dell’interpretazione, dando fiducia e rafforzando le Autorità indipendenti, dal Garante per la protezione dei dati personali, all’Antitrust, dall’Acn all’Agid. Occorrerebbe poi garantire l’efficacia, la certezza e la rapidità dell’azione giudiziaria nazionale e transnazionale, anche formando ai temi del mondo dei dati e dell’AI la magistratura.

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