Storie Web venerdì, Marzo 1
Notiziario

«Come commissione vogliamo guardare che tipo di impatto può avere questa nuova forma di automazione in un settore specifico come quello dell’informazione e dell’editoria. Abbiamo voluto prima di tutto ascoltare i giornalisti, gli editori e i player tecnologici. Sono emersi tre grandi temi: il primo è la figura del giornalista, figura fondamentale per nutrire quella parte dell’opinione pubblica e tutto ciò che sostiene il funzionamento democratico. Ecco, oggi il giornalista potrebbe essere un elemento secondario nella produzione della notizia: potrebbero esistere redazioni senza giornalisti, e questa è la prima grande sfida.

La seconda grande questione emerge su come sia possibile avere giornalisti in un contesto democratico, e questo avviene solo se il settore dell’editoria è capace a mantenere tutto questo. Infine c’è il ruolo giocato dai grandi colossi della tecnologia, che al momento non rispondono alle logiche degli editori. Qui c’è un altro settore che si apre, e le difficoltà sono grandi, perché sono soggetti molto grandi, internazionali, e tutto va valutato anche in base a quello che l’Europa sta decidendo con l’AI Act». Lo ha detto padre Paolo Benanti, in audizione in commissione di Vigilanza Rai, nel suo nuovo ruolo di Presidente del Comitato per l’intelligenza artificiale istituito presso il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Prima grande sfida è difendere giornalisti e sistema

«Come garantire – ha proseguito Benanti – che un pezzo redatto da una persona sia effettivamente redatto da una persona? È possibile rendere riconoscibile un pezzo scritto da un umano? Ma se i contenuti diventano molto verosimili il problema delle fake news diventa urgente. Ed è un problema internazionale, non solo italiano, e i player digitali non sempre rispondono alla sovranità di un territorio».«C’è poi ovviamente – ha concluso – il problema del copyright, e lo abbiamo visto con la causa intentata dal New York Times contro Open AI. Da una lettura di questa causa, il motivo è l’uso che si fa della capacità della macchina di utilizzare i testi che sarebbero di proprietà altrui. Questo può andare a minare la solidità economica dell’intero comparto. La commissione sta lavorando a una bozza che non ha altre pretese se non offrire ai decisori politici uno scenario su cui poi lavorare».

Il tema della formazione è fondamentale, Rai può essere utile

«Il tema della formazione è fondamentale: di fronte a uno strumento così potente c’è bisogno di investire sull’uomo perché lo conosca e sappia utilizzarlo. E su questo entra in gioco anche il ruolo del servizio pubblico: chi oggi sta davanti a questi sistemi può essere accompagnato a capire quali domande si deve fare. E questo richiede un servizio pubblico di grande qualità. Questa è una commissione di indirizzo e lascio a voi capire come questo possa essere messo in pratica, magari anche con programmi indirizzati alle scuole» ha detto ancora padre Paolo Benanti, in audizione in commissione di Vigilanza Rai.

L’identikit

Padre Benanti è il nuovo Presidente della Commissione AI per l’informazione. Professore della Pontificia Università Gregoriana, è l’unico italiano membro del Comitato sull’intelligenza artificiale delle Nazioni Unite. È consigliere di Papa Francesco sui temi dell’intelligenza artificiale e dell’etica della tecnologia. Prende il posto di Giuliano Amato che si è dimesso dall’incarico dopo una accesa polemica con la premier Giorgia Meloni.

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