Storie Web mercoledì, Febbraio 28
Notiziario

Ne abbiamo sentito parlare nel periodo più duro della pandemia da Covid 19, quando questa tecnica era impiegata per i casi più gravi ma anche per i pazienti con grave insufficienza cardiaca o respiratoria. Nelle scorse ore, presso la UOC Rianimazione e Terapia Intensiva dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive IRCCS “Lazzaro Spallanzani”, per la prima volta è stato avviato un ECMO (ExtraCorporeal Membrane Oxygenation) veno-venoso per trattare un’influenza da H1/N1. Il trattamento è stato possibile grazie alla collaborazione con il servizio dei perfusionisti della cardiochirurgia del San Camillo-Forlanini.

Come spiegato dalla dottoressa Maria Grazia Bocci, direttrice della UOC Rianimazione e Terapia Intensiva dello Spallanzani, “Il trattamento è estremo ma raccomandato in caso di fallimento della ventilazione convenzionale. Questo è stato avviato in risposta a un aumento della diffusione dell’influenza e in un momento storico di pressione dei Pronto Soccorso e delle Terapie Intensive.

Cos’è l’Ecmo
L’Ecmo è una procedura invasiva, una tecnica che supporta le funzioni vitali del paziente, come respirazione e funzionalità cardiaca. Viene effettuata una circolazione extracorporea per aumentare l’ossigenazione del sangue. Vengono inserite delle cannule nelle grosse vene, da qui viene estratto il sangue che, dopo essere stato ossigenato da un apparecchio esterno, viene reimmesso in circolo. Il trattamento deve essere avviato in modo precoce, nei primi giorni di aggravamento della malattia.

Condividere.
© 2024 Mahalsa Italia. Tutti i diritti riservati.