Storie Web lunedì, Gennaio 19
Industria, CsC: Italia tra i paesi Ue più colpiti da aumento del costo energia

La manifattura italiana mantiene un ruolo rilevante nell’economia nazionale e nel contesto internazionale. È quanto mette in evidenza il Rapporto Industria 2025 del Centro Studi di Confindustria. Un documento che risponde alla domanda: “Manifattura in trasformazione: rimarrà ancora competitiva?” presentato a Roma. Parliamo dell’ottava manifattura al mondo, con il 2,1% del valore aggiunto manifatturiero globale; della seconda manifattura in Europa, 13% del valore aggiunto manifatturiero europeo.

Dopo diversi anni, Confindustria torna a pubblicare un rapporto dedicato alla manifattura italiana. L’iniziativa risponde all’esigenza di disporre di un quadro organico e aggiornato sulle caratteristiche e sull’evoluzione del settore manifatturiero, che si conferma un pilastro dell’economia nazionale e una componente essenziale della competitività del Paese.

Lo shock energetico sui costi delle imprese è stato più marcato in Italia rispetto a Francia e Germania. Già prima della pandemia, l’industria manifatturiera italiana, insieme a quella tedesca, presentava un’incidenza dei costi energetici sul totale dei costi di produzione leggermente superiore rispetto a quella francese. Con l’escalation dei prezzi, l’incidenza è esplosa e l’Italia è stato in assoluto il paese Ue più colpito. Viene messo in evidenza che, «a distanza di 3 anni dallo shock, l’incidenza dei costi dell’energia sul totale dei costi di produzione, in Italia, resta sopra la media 2018-2019 di oltre un punto percentuale. Per la Francia lo shock è invece quasi del tutto riassorbito, mentre la Germania segna un +0,6 p.p.». Secondo il rapporto, l’aumento dei costi energetici è stato eterogeneo tra settori. In quasi tutti i Paesi, i settori più colpiti sono stati quelli energy intensive, a partire dalla metallurgia e in Italia questo settore è stato il più colpito in assoluto. Hanno registrato un importante impatto anche i settori di ceramica, vetro, cemento, gesso, laterizi e calce (minerali non metalliferi, +2,5 p.p. in Italia contro poco più di 1 p.p. in Germania). Il rincaro è stato marcato nei settori del legno e della gomma-plastica, con un aumento dell’incidenza dei costi energetici rispetto al pre-pandemia di circa +1,5 p.p., contro meno dello 0,5 in Germania e Francia. Negli altri settori, a eccezione della carta e stampa, dell’elettronica e dei mobili e altre industrie, gliaumenti sono più contenuti e sempre inferiori a un punto percentuale, ma l’Italia rimane comunque il paese più colpito in termini relativi.

La fotografia della manifattura italiana

Il risultato che viene fuori dal rapporto è una fotografia completa della manifattura italiana. Che, viene messo in evidenza dall’indagine, mantiene un ruolo rilevante nel contesto internazionale e per l’economia nazionale: è l’ottava al mondo e la seconda in Europa per dimensioni (2,1% del valore aggiunto manifatturiero globale e 13% di quello europeo) e genera il 15% del Pil italiano – percentuale che raddoppia considerando l’indotto. Inoltre, realizza il 35% degli investimenti in macchinari e attrezzature e il 50% della spesa in R&S, e presenta mediamente livelli di produttività superiori rispetto agli altri settori, che le consentono di corrispondere salari più elevati rispetto a servizi (+20% nel 2024), costruzioni (+21,0%), settore pubblico (+8,3%) e totale economia (+14,5%).

Il confronto a livello europeo

Quella italiana presenta un grado di diversificazione molto elevato rispetto alle altre manifatture europee, elemento che contribuisce a rafforzarne la resilienza agli shock globali. La sua composizione settoriale è rimasta relativamente stabile nell’ultimo decennio, con una specializzazione concentrata in comparti a media e bassa intensità tecnologica, che rappresentano circa il 60% del valore aggiunto manifatturiero — una quota inferiore a quella della Spagna (64%) ma superiore a quella di Francia (51%) e Germania (39%). Meccanica strumentale (14% del valore aggiunto manifatturiero), prodotti in metallo (13%) e alimentare (9%) mantengono un’incidenza significativa sulla manifattura nazionale; tessile (25% del valore aggiunto settoriale europeo), abbigliamento (47%), pelletteria (50%) e mobili (20%) presentano invece un peso particolarmente elevato nel contesto europeo; metallurgia, chimica e gomma-plastica sono infine i comparti con le maggiori connessioni a monte e a valle lungo le filiere produttive.

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