La crisi scoppiata una settimana fa in Medio Oriente rischia di avere molteplici ricadute economiche e politiche per New Delhi. L’aumento del prezzo del petrolio e dei suoi derivati, come per esempio i fertilizzanti utilizzati massicciamente dagli agricoltori indiani, è destinato a riverberarsi non solo sull’inflazione, ma anche sulle riserve di valuta estera. Una voce del bilancio statale che nelle prossime settimane potrebbe essere messa ulteriormente sotto pressione dall’inevitabile contrazione delle rimesse. Questo flusso di denaro vale quasi il 3,5% del Pil indiano e lo scorso anno ha fatto arrivare in India 135 miliardi di dollari, di cui il 38% proveniente da Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Sul fronte politico la situazione non si annuncia meno complessa. Prima dell’arrivo di Trump alla Casa Bianca, New Delhi aveva avuto buon gioco a volgere a proprio favore la fase di forte instabilità globale, abbassando sensibilmente il proprio conto energetico. Ma l’amministrazione Usa ha prima punito l’India con i dazi e poi ha ottenuto che cessasse di acquistare petrolio russo, costringendola a diversificare verso il Medio Oriente. Dopodiché, attaccando l’Iran, l’ha obbligata a cercare fonti alternative, fino a quando gli ha magnanimemente concesso di tornare a comprare petrolio russo. Una mossa che ha fugato qualche dubbio di ordine legale, ma ha dato ancora una volta la sensazione di un governo indiano in balìa di una potenza straniera. Un calice amaro per qualsiasi esecutivo in qualunque angolo del pianeta, ma autentico veleno per un governo orgogliosamente nazionalista come quello guidato dal premier Narendra Modi, che non perde occasione per rimarcare il proprio affrancamento dal passato coloniale dell’India e per ribadire la crescente centralità di New Delhi negli equilibri politici globali.

Senza contare le ricadute più terrene. Il governo indiano ieri ha ordinato che tutte le riserve di gas butano e propano sul territorio nazionale vengano impiegate nella produzione di Gpl per il consumo domestico. In un Paese in cui le elezioni si vincono anche regalando bombole del gas alle massaie, non farle trovare neppure a pagamento sarebbe politicamente suicida.

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