Storie Web martedì, Febbraio 27
Notiziario

Un fantasma si aggira per l’Europa ed è l’incentivo al gasolio per agricoltura e pesca. Una misura fondamentale per la competitività delle imprese agroalimentari e che è ora sul banco degli imputati perché indifendibile alla luce degli obiettivi di transizione ecologica. Questo almeno in linea di principio, perché la questione si sta affrontando sia da un punto di vista normativo che con tempistiche diverse sia in Francia che in Germania mentre in Italia se ne discute solo tra addetti ai lavori.

Queste differenti modalità e, soprattutto, tempistiche con cui si sta affrontando l’argomento in Europa rischiano di portare a risultati molto diversi da Paese a Paese. Va ricordato che gli incentivi al gasolio agricolo valgono circa un miliardo di euro in Italia e Germania e 1,2 miliardi in Francia.

La sostituzione degli incentivi al gasolio agricolo è stata ampiamente affrontata in Francia dove è già stato predisposto un percorso all’interno della legge nazionale sul programma di transizione energetica. In sostanza il Governo ha comunicato agli agricoltori che taglierà gli sgravi fiscali per il gasolio per restituirli al settore sottoforma di aiuti alla transizione ecologica.

In Germania la questione è esplosa (infiammando le piazze dove si sono coalizzati agricoltori ed autotrasportatori) sulla scorta dell’ormai famosa sentenza della Corte Costituzionale dello scorso novembre che ha bollato come illegittimo il trasferimento di 60 miliardi a un fondo per la transizione energetica. All’interno di quel capitolo c’erano anche i finanziamenti al gasolio agricolo che ora vanno tagliati. Con le proteste delle scorse settimane gli agricoltori tedeschi hanno ottenuto la proroga dell’esenzione sulla tassa di circolazione delle macchine agricole e una gradualità dei tagli al gasolio agricolo: -40% nel 2024 e -30% rispettivamente nel 2025 e 2026. Ma anche questa gradualità e stata contestata e per questo continuano le proteste.

In Italia invece l’intero dossier è solo sul piano normativo nel senso che la dismissione delle fonti energetiche ambientalmente dannose è previsto dal piano Repower già approvato dalla Commissione Ue come capitolo aggiuntivo del Pnrr. All’interno di quel piano è previsto che la questione venga affrontata in Italia entro il 2026 (orizzonte temporale di scadenza del Piano di ripresa e resilienza).

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