All’origine della tragedia di Crans-Montana c’è un fenomeno che segna il passaggio da un incendio controllabile a uno fuori controllo: il cosiddetto flashover, davanti al quale anche i vigili del fuoco devono spesso arretrare. Nonostante la devastazione, incendi di questo tipo lasciano comunque indizi preziosi per ricostruire l’accaduto, anche se le analisi tecnico-scientifiche possono richiedere settimane o mesi, spiega Valeria Di Sarli, dell’Istituto di scienze e tecnologie per l’energia e la mobilità sostenibili del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Stems).
Esplosione non casuale
Un flashover “non è un’esplosione, anche se l’effetto visivo può risultare simile, e soprattutto non è generato dal caso”, osserva l’esperta. Questo fenomeno, noto anche come ’incendio generalizzato’, rappresenta il punto di arrivo di una combinazione precisa di fattori, dai quali dipendono energia termica e presenza di gas combustibili in un ambiente chiuso, con conseguente riscaldamento di tutti i materiali. “Anche il tempo in cui si sviluppa dipende dalle condizioni dell’ambiente”, aggiunge. Durante un flashover, “l’incendio può iniziare in modo limitato, coinvolgendo per esempio un singolo oggetto come un arredo o una tenda, mentre fumi caldi contenenti gas combustibili, derivati sia dalla combustione stessa sia dalla pirolisi dei materiali riscaldati dal fuoco, salgono verso il soffitto, formando uno strato che si ispessisce progressivamente e riduce la visibilità
Il ruolo dell’ossigeno
Il calore irradiato dallo strato di fumi e dalle superfici già coinvolte provoca il riscaldamento dei materiali circostanti. Quando la temperatura dei fumi e delle superfici raggiunge circa 500-600 °C, i gas e i materiali autoigniscono e numerosi oggetti, anche lontani dal focolaio iniziale, prendono fuoco quasi simultaneamente”. In queste condizioni, l’apertura di porte e finestre favorisce l’ingresso di ossigeno, che in una fase già critica alimenta ulteriormente l’incendio. Ora prende avvio il lungo lavoro delle indagini, alla ricerca di indizi che consentano di capire perché si sia sviluppato un incendio così violento.
“Innanzitutto bisogna individuare il focolaio iniziale, identificando tracce evidenti come bruciature profonde o direzionali sulle superfici. Si analizza poi il percorso del fuoco”. Nella ricostruzione, “tutti gli elementi sono strettamente correlati tra loro”. Si tratta di un’analisi integrata, nella quale “è fondamentale considerare anche tipo e disposizione dei materiali combustibili, come tessuti e materiali sintetici, e valutare le eventuali fonti di innesco”. Nel caso del locale di Crans-Montana, i primi sospetti si sono concentrati sulle fontane pirotecniche e sui controsoffitti, spesso realizzati con materiali infiammabili.