Sono arrivate a 164.509 nel 2024 le imprese di donne immigrate, in crescita di oltre il 56% in meno di 15 anni. Un aumento più veloce di quello complessivo dell’imprenditorialità di origine straniera in Italia, che spiega perché oggi un’impresa fondata da stranieri su quattro sia al femminile. Anche in settori merceologici inattese. A fotografare il quadro è il rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2025, realizzato dal Centro studi e ricerche Idos e dalla Cna, che sarà presentato il 24 marzo a Roma.
Imprese immigrate cresciute del 46,9% dal 2011 al 2024
La vitalità dell’imprenditoria degli immigrati è ormai una costante evidenziata sin dalla prima edizione del rapporto, nel 2014: dal 2011 al 2024 le imprese immigrate sono cresciute del 46,9%, contro il -7,9% registrato nello stesso periodo tra le attività guidate da persone nate in Italia. A trainare l’espansione sono state proprio le donne, con un incremento delle imprese pari al 56,2% tra il 2011 e il 2024 – a quota 164.509 – e all’8,3% nell’ultimo quinquennio.
Le donne fanno la differenza
Oggi le aziende gestite da un’immigrata sono il 24,7% di tutte le iniziative imprenditoriale degli immigrati. La crescita è in controtendenza rispetto al trend delle imprese condotte da donne nate in Italia (-3,5% nel 2020). Di riflesso, alla fine del 2024, le imprese guidate da donne di origine straniera rappresentano un ottavo di tutte le attività indipendenti femminili del Paese (12,6%): un’incidenza quasi doppia rispetto al 2011 (7,3%) e superiore a quella calcolata sull’intero panorama di impresa nazionale (tra cui le imprese immigrate pesano per l’11,3%).
Conta l’espansione nei servizi
Naturalmente l’aumento è dovuto innanzitutto alla crescente presenza di imprenditrici immigrate nelle attività dei servizi, in generalizzata espansione nell’economia italiana. I principali comparti restano, infatti, il commercio (48.810 imprese immigrate femminili), l’alloggio e la ristorazione (21.517). Tuttavia, negli ultimi cinque anni hanno galoppato le «altre attività di servizi» (18.812, +27,2%) – che includono quelli alla persona e oggi rappresentano il terzo ambito di attività più battuto – e un composito gruppo di attività specialistiche finora poco frequentate dall’imprenditoria immigrata (attività immobiliari: +33,3%; attività finanziarie e assicurative: +24,7%; attività professionali, scientifiche e tecniche: +24,2%), che nell’insieme raccolgono quasi 10mila imprese immigrate femminili.
Una luce nel buio della segregazione occupazionale
Il fenomeno colpisce – nota il rapporto – considerato che le donne immigrate restano tra i segmenti più penalizzati del mercato occupazionale, largamente convogliate nel lavoro domestico e di cura e con scarse occasioni di mobilità professionale, anche a fronte di competenze (formali o informali) elevate e di lunghi percorsi di stabilizzazione. Da qui la lente puntata sulle statistiche ufficiali per evidenziare non solo tendenze e caratteristiche, ma anche le dinamiche settoriali e territoriali, l’integrazione nelle filiere produttive, le nazionalità più rappresentate.
